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Roma, 2 giu — Amazon si dichiara a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti. Il fatto in sé non sorprende, considerando che da tempo Amazon, come molte altre società del digitale, ha adottato una sempre più marcata agenda politica non esattamente conservatrice. Ma fa comunque un certo effetto leggerne la dichiarazione ufficiale del colosso di Jeff Bezos.

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Amazon a favore della legalizzazione della marijuana

Ieri Amazon ha infatti reso noto che non solo sosterrà attivamente le politiche di legalizzazione della marijuana a livello federale negli Usa, ma che supererà anche la propria policy di gestione del personale che fino ad oggi aveva previsto test antidroga pre assunzione. Si legge infatti nel post, «con le leggi statali vigenti negli Stati Uniti abbiamo cambiato corso. Non includeremo più la marijuana nel programma di controlli per le posizioni non regolate dal Dipartimento dei Trasporti».

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L’inizio dell’ennesima politica di lobbying

Negli Usa diversi Stati hanno legalizzato le droghe leggere, le quali però rimangono illegali in altri Stati e soprattutto a livello di normativa federale. Quello che però segna il cambio di passo è la presa di posizione di Amazon che lascia intendere a tutti gli effetti l’inizio di una politica di lobbying a favore della legalizzazione della marijuana. Piuttosto ironico per i giganti del digitale, che da sempre si sono detti contrari a interventi statali e regolatori, e che invece negli ultimi anni hanno incrementato significativamente le proprie spese di lobbying nei confronti dei legislatori.

Ma se in molti casi, tale attività della Silicon Valley sembrava limitata a quei settori normativi più direttamente attinenti la sfera di affari del digitale, da tempo questi stessi signori di silicio stanno avviando campagne di «sensibilizzazione» politica con un chiarissimo aroma progressista. Parliamo delle normative politicamente correttissime, dal mondo LGBT al controllo delle armi, dalle politiche anti-discriminatorie fino, ora, alle droghe.

Una valenza commerciale

Nel caso di specie, il dipartimento di politiche pubbliche di Amazon sosterrà attivamente il The Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act of 2021 (MORE Act) il cui fulcro è proprio la legalizzazione della marijuana a livello federale. Si può notare come però molte di queste scelte in apparenza politiche, in realtà abbiano una valenza squisitamente commerciale. Si veda il sostegno di Amazon al salario minimo, spacciato come una politica di equità salariale ma che nei fatti consentirebbe alla creatura di Bezos di tenere lontani i competitor e i concorrenti, visto che il salario minimo in quel caso sarebbe nei fatti deciso dalla stessa Amazon. E non c’è dubbio che le droghe siano potenzialmente un prodotto molto appetibile per le grandi piattaforme digitali. Legalizzandole si aprirebbe un nuovo enorme e redditizio segmento di mercato.

Cristina Gauri

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