Washington, 16 mag – La frattura tra Alt-right e Trump si è aperta poco per volta con la graduale marginalizzazione e poi estromissione di Steve Bannon dallo staff della Casa Bianca; ciò nonostante Trump è spesso considerato ancora il referente politico dell’Alt-right e quindi vale la pena vedere come questo mondo ha reagito alla decisione del presidente Usa di spostare l’ambasciata statunitense a Gerusalemme e ai relativi eventi.

Rimbalzando tra le pagine dell’alt right vediamo una evidente cesura: alcuni volti noti, come Ben Shapiro e Milo Yianopoulos, sono ferocemente pro-israeliani e difendono apertamente la scelta, arrivando a bollare come “fake news” le notizie dei morti civili tra i palestinesi (per chiarezza: non negando che tali morti esistano, ma affermando che non si tratta di semplici civili quanto di militanti di Hamas). Va detto che entrambi questi “personaggi” hanno origini ebraiche, fatto che innegabilmente offre un peculiare punto di vista alla questione.

Tuttavia l’Alt-right meno “pop” e più autentica è apparentemente neutrale alla questione. Lo stesso Bannon, che non risparmia saltuariamente critiche anche feroci ha Trump, ha ridotto la decisione del presidente a motivazioni elettorali. L’enorme elettorato dei cristiani evangelici è totalmente pro-Israele (più, in realtà, dei cittadini Usa di religione ebraica) e in questo modo Trump si è assicurato (o cerca di assicurarsi) il loro appoggio; non dimentichiamo, aggiunge Bannon, che tra questo segmento figurano i pochi donatori di un certo livello alla precedente campagna elettorale di Trump. In secondo luogo questa mossa serve per portare dalla propria la corrente ancora fortissima dei Neo-con che, anche se in termini di voti sono in difficoltà, hanno ancora molte leve nei vertici del partito repubblicano e soprattutto nell’establishment.

Steve Bannon non si sbilancia, ma conoscendo il suo feroce odio per i neo-con ed il partito repubblicano “pre-Trump” possiamo presumere che non veda di buon occhio questa scelta.

In realtà poi, per quanto possa sembrare strano, l’intera questione non sta influenzando e agitando particolarmente i siti e le pagine dell’Alt-right, in una direzione o nell’altra; perchè? Perchè tutto sommato, come abbiamo già avuto modo di affermare, l’Alt-right è essenzialmente un populismo bianco, un enorme calderone dalle mille posizioni, tra loro anche parzialmente in contraddizione, unificato soprattutto dal considerare i bianchi una minoranza politica da tutelare negli Usa. Come la stragrande maggioranza delle realtà populiste manca pertanto di una precisa visione della “politica estera” e non a caso Bannon aveva unificato questo ambiente predicando e suggendo a Trump una campagna elettorale basata sulla promessa dell’isolazionismo.

Richard Spencer, il primo ad utilizzare per autodefinirsi il termine “Alt-right”, qualche mese fa chiarì ad un importante quotidiano israeliano: “Consideratemi un sionista bianco, voglio solo un posto sicuro per la mia gente, come voi ebrei avete Israele”.

A parte precise personalità essenzialmente per motivi biografici, questa sarà dunque una scelta politica destinata più a compattare il mondo neo-con attorno al Presidente che a quello, decisamente più preoccupato per altro, che afferisce all’etichetta “Alt-right”.

Guido Taietti

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