Roma, 18 mar — Morto soffocato da una ginocchiata della polizia come George Floyd, due mesi prima di George Floyd: ma la notizia è trapelata solo due anni dopo. Anche lui ha urlato più volte I can’t breath, non riesco a respirare. Ma per lui nessuno si è inginocchiato, nessuno ha chiesto a suon di devastazioni e saccheggi di togliere fondi alla polizia, nessuno ha abbattuto statue, deturpato monumenti, incendiato negozi. Nessuno ha ricordato il suo nome.

Ed Bronstein, ucciso come Floyd ma dimenticato da tutti

Nella clip di 18 minuti rilasciata dalla polizia solo alcuni giorni fa Edward Bronstein, 38 anni, muore soffocato dopo un’agonia di 18 minuti dopo essere stato fermato per un controllo stradale in California. Gli agenti lo ammanettano, lo stendono a terra e gli premono la schiena con le ginocchia per un prelievo di sangue — mentre lui grida di essere pronto a sottoporvisi volontariamente, pregandoli di non soffocarlo. Almeno cinque agenti in uniforme sono visibili nelle brutali operazioni di fermo. Bronstein dirà di non riuscire a respirare almeno 12 volte nell’arco di 30 secondi. Nulla di fatto. L’uomo perde conoscenza per tre minuti e muore.

La causa

L‘ufficio del medico legale della contea di Los Angeles ha successivamente stabilito che Bronstein è morto per «intossicazione acuta da metanfetamine durante la contenzione da parte delle forze dell’ordine». Da lì in poi l’oblio. L’America era impegnata a piangere una vittima più illustre, più funzionale all’agenda progressista in quanto appartenente a una minoranza. Fino ad alcuni giorni fa, quando il video è stato reso pubblico dopo la scelta di utilizzarlo in una causa federale per omicidio colposo, intentata dalla famiglia di Bronstein contro lo Stato della California e i cinque singoli agenti sulla scena quando il 38enne è morto.

La decisione di diffondere il girato è stata presa perché «l’interesse del pubblico nella condotta dei suoi ufficiali di pace prevale su altri interessi e qualsiasi rischio di danno particolare», ha spiegato il giudice John McDermott nella sua ordinanza. Nella causa, presentata nel distretto centrale della California, si sostiene che gli ufficiali abbiano usato la forza «eccessiva e oggettivamente irragionevole» contro Bronstein, che era «disarmato, trattenuto e circondato da agenti in uniforme». 

Cristina Gauri

 

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2 Commenti

  1. E oggi in Italia contro le metanfetamine ci sono i taser autorizzati… Un problema sul problema piuttosto della soluzione. Certo, un business sul business…, alla faccia della cultura sia classica che scientifica.

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