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Berlino, 5 nov – Prima o poi doveva accadere. Semplicemente perché il “pensiero unico” non ammette deviazioni dalla linea tracciata. Tra i gendarmi del politicamente corretto figurano, com’è noto, le lobby Lgbt. Certo, queste lobby – lo abbiamo sempre saputo – non rappresentano affatto gli omosessuali nella loro interezza e, anzi, ci sono molti gay e lesbiche che inorridiscono di fronte alle pagliacciate in stile gay pride e all’eterno vittimismo degli agit-prop arcobaleno. Eppure, è un fatto, queste lobby rappresentano dei gruppi di pressione potentissimi.



Qualcuno si ricorderà senz’altro delle scomuniche (con conseguenti boicottaggi) che la lobby Lgbt italiana lanciò urbi et orbi contro due storiche aziende nazionali come Barilla e Melegatti, colpevoli di sostenere la cosiddetta “famiglia tradizionale”, cioè quella composta da marito, moglie e prole. Oppure ci si ricorderà delle liste di proscrizione dei parlamentari del Pd contrari al discusso Ddl Cirinnà. Stesso trattamento, però, i talebani arcobaleno hanno riservato anche a due gay dichiarati come Dolce e Gabbana, rei anch’essi di aver espresso idee coraggiose e in controtendenza rispetto al fanatismo Lgbt: “L’unica famiglia è quella tradizionale. Niente figli della chimica, con uteri in affitto: la vita ha un percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate”. Anche in quel caso, ovviamente, scomuniche, anatemi e boicottaggi.

Black Brain

Finora tuttavia, per quel che ci è dato sapere, nessuno si era spinto tanto oltre fino ad accusare degli omosessuali di… omofobia! Ebbene, ciò è avvenuto in Germania, dove la lobby Lgbt sinistrorsa “Enough is Enough” ha pronunciato l’ardua sentenza: Alice Weidel (lesbica) e David Berger (gay) altro non sono che pericolosi “omofobi”. Tutto è partito con una votazione online (ovviamente non rappresentativa delle opinioni di tutti gli omosessuali tedeschi) che ha eletto la Weidel e Berger “Miss and Mister Homophobia”. Di lì il responso è stato cavalcato da molti media mainstream tanto da superare i confini teutonici.

Ma chi sono Alice Weidel e David Berger? La Weidel è certamente la più conosciuta, essendo stata la candidata alla cancelleria tra le file di Alternative für Deutschland (Afd) alle ultime elezioni: lesbica dichiarata, la Weidel vive ormai da anni in una coppia di fatto con la sua compagna svizzera di origini singalesi. David Berger, invece, è un filosofo, teologo e blogger che qualche anno fa ha fatto outing e vive anch’egli con il suo partner. Berger, con un passato nella Cdu, si è ultimamente avvicinato all’Afd, pur senza farne parte. Nel giugno scorso aveva dato scandalo per aver pubblicato sul suo blog un articolo contro le adozioni da parte di coppie omosessuali. Questo il succo dell’intervento: vanno benissimo le coppie di fatto, ma i matrimoni gay sono ridicoli e l’adozione non va bene, perché i “bambini non sono giocattoli”.

È evidente che ci troviamo di fronte a un cortocircuito mentale: come possono degli omosessuali essere definiti “omofobi”? Ebbene, è possibile per due ragioni: 1) non conta che tu sia gay, lesbica o transessuale, se non segui l’agenda politica delle lobby Lgbt, diventi un farabutto alla pari di tutti coloro che questa agenda rifiutano; 2) se fai parte di un partito di “destra xenofoba, islamofoba e omofoba”, diventi tu stesso un “omofobo”. È quindi lampante che la questione non riguarda tanto i “diritti civili”, ma è squisitamente politica. Le lobby arcobaleno – non è un mistero – sono quasi tutte di sinistra e sono spesso formate da persone fanatiche, talebane e arroganti. Eppure, l’omosessualità a destra non è un fatto nuovo: pensiamo solo a Geert Wilders, Florian Philippot e, a quanto pare, pure Jörg Haider.

Ma non si tratta solo di politici e celebrità. Ormai in tutte le società occidentali molti omosessuali votano per partiti di destra (moderata o radicale che sia). Per rimanere in Germania, infatti, è interessante notare come PlanetRomeo, il più grande network tedesco per uomini gay e bisessuali, lo scorso settembre abbia fatto un sondaggio per sapere quali partiti avrebbero votato i suoi utenti: su 38 mila che vi hanno partecipato, un corposo 12% ha indicato di voler votare l’Afd. Insomma, a dispetto dei gendarmi del pensiero unico, il mondo omosessuale è molto più vario e sfaccettato di quanto non vogliano farci credere le lobby Lgbt con le loro scomuniche altisonanti e ridicole.

Vittoria Fiore   

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