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Kundgebung vor Freitaler FlüchtlingsheimBerlino, 8 lug – Nella cittadina sassone di Freital, circa 40 mila abitanti, diversi cittadini organizzano da mesi sit-in e proteste contro l’apertura (già avvenuta) di un centro per i richiedenti asilo. Freital è poco da distante da Dresda, epicentro di Pegida, dove la candidata del movimento alle scorse elezioni amministrative ha raggiunto uno sbalorditivo 10%. Non lontano da Freital abita peraltro Lutz Bachmann, di nuovo portavoce di Pegida dopo una lunga serie polemiche mediatiche.
Più nello specifico si tratta di circa 50 richiedenti asilo che sono stati ospitati nell’Hotel Leonardo, e molto presto dovrebbero arrivarne altri 280 da Chemnitz. Una situazione potenzialmente esplosiva vista l’esasperazione di molti cittadini di questa piccola città apparentemente idilliaca, che non hanno affatto gradito le modalità poco trasparenti con cui si sarebbe deciso di mettere a disposizione gli ulteriori 280 posti. Di qui l’escalation delle proteste negli ultimi giorni. Ad accogliere i presunti profughi c’era, manco a dirlo, una piccola delegazione di antifascisti, ma dall’altra parte è subito sopraggiunta una folla inferocita che, sventolando la bandiera tedesca, ha espresso in maniera veemente e a tratti scomposta il proprio disappunto e la propria rabbia.
A gettare acqua sul fuoco ci ha provato pochi giorni fa Markus Ulbig, esponente della Cdu nonché ministro dell’interno del Land sassone, mentre il futuro sindaco Uwe Rumberg, sempre in quota Cdu, ha pensato bene di non farsi vedere. Tuttavia un dialogo è stato impossibile, poiché i numerosi manifestanti hanno zittito con le loro grida il politico democristiano. Evidentemente il tempo per la pazienza e i compromessi è finito. Di qui i servizi giornalistici sull’evento che hanno gridato allo scandalo: i cittadini che hanno aderito alla protesta sono stati definiti beceri, incolti, xenofobi e via calunniando. La possibilità che tutta questa accoglienza indiscriminata non sia né opportuna né giusta nei confronti dei tanti disoccupati tedeschi e che, inoltre, questa rabbia sia perlomeno da analizzare non sembra, però, aver minimamente sfiorato la mente di tutti quei giornalisti con limpida coscienza democratica.
Giovanni Coppola





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