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filippo penatiMilano, 8 lug – Quattro anni di carcere per Filippo Penati. E’ questa la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Franca Macchia nei confronti dell’ex presidente in quota Pd della provincia di Milano ed ex responsabile della segreteria di Pierluigi Bersani. Le accuse sono note: corruzione e finanziamento illecito ai partiti.
Secondo le indagini condotte dalla procura di Monza, attorno a Penati avrebbe ruotato un giro di tangenti riconducibili a cosiddetto “Sistema Sesto“, dalla città di Sesto San Giovanni della quale l’esponente democratico è stato sindaco. Secondo la procura, Penati avrebbe dimostrato una “voracità” tale da incassare circa 3.5 milioni di euro tramite “un vasto e diffuso sistema di tangenti che prevedeva un fiume di denaro per soddisfare le sue esigenze elettorali e quelle dei Ds milanesi“. Quanto basta per richiedere al giudice di escludere le attenuanti generiche, anche in virtù del ruolo che Penati svolgeva.
Da Stalingrado d’Italia a mazzettopoli. Sesto San Giovanni, la fu enclave del Pci, ormai deindustrializzata e trasformata in un ricettacolo in cui tangenti e mazzette erano appannaggio di quella parte politica che pur annovera fra i suoi avi illustri il compagno Berlinguer, che della “questione morale” aveva fatto una bandiera. Dalla questione morale alle mazzette rosse il passo è, evidentemente, più breve di quanto non si pensi.
Roberto Derta



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