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Roma, 11 ott – L’invasione della Siria da parte delle truppe turche di Recep Tayyip Erdoğan ha una prima conseguenza che riguarda direttamente l’Italia; secondo alcuni fonti curde, infatti, sono già quattro i  foreign fighters italiani simpatizzanti dell’Isis accorsi nel teatro di guerra e prigionieri delle carceri ora sotto le bombe della Turchia.

La guerra santa in Siria

I militanti pro Isis di nazionalità italiana sarebbero non più di una dozzina e avrebbero lasciato l’Italia con l’intento di combattere in Siria e anche in Iraq con i miliziani dell’Isis. La maggior parte di questi militanti sono di origine straniera, provenienti dal nostro Paese in virtù di averci soggiornato o transitato. Il numero di questi individui si aggira intorno ai 138, stando a quanto rivelano i servizi segreti italiani nella Relazione annuale al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Sempre secondo tale relazione, curata dal Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza)  almeno una cinquantina di combattenti sono già stati uccisi nei teatri di guerra.

Le fonti curde

“Una donna, i suoi due figli e un combattente” sono gli italiani dell’Isis attualmente nelle prigioni nella Siria nordorientale gestite dalle Unità di protezione del popolo (Ypg) curdo e di fatti queste informazioni arrivano proprio da fonte curda.

I foreign fighters europei

Sono altri i Paesi in cui l’affiliazione all’Isis raggiunge cifre preoccupanti. Le cifre relative agli italiani sono inferiori a quelli di Belgio, Francia, Germania e Gran Bretagna; da queste nazioni sono partiti negli ultimi anni  almeno 3mila combattenti.

“Effetto blowback”

L’allerta massima attualmente è relativa al cosiddetto ‘effetto blowback’; la possibilità che, dopo la sconfitta degli estremisti islamici in Siria, una volta rientrati nei Paesi d’origine questi i foreign fighter decidano di commettere atti di violenza o terrorismo in Europa. Secondo un rapporto di fine giugno compilato da Europol, i foreign fighter starebbero tornando in massa in Europa. Il Paese con il maggior numero di foreign fighters è il Regno Unitoil 45% di sospetti jihadisti rientrati da Siria e Iraq. La Germania segue i britannici molto da vicino; l’Italia, per quanto riguarda il ritorno dei combattenti dell’Isis, ha visto un ritorno “approssimativamente tra il 20 ed il 30%”, sempre secondo l’Europol. Nel rapporto si legge come i foreign fighter di ritorno utilizzino sia le rotte balcaniche che quelle mediterranee per tornare in Europa. Eclatante al momento è il caso di Alice Brignoli, la “mamma dell’Isis” che adesso vuol tornare nel suo Paese di origine. L’allarme dunque sui terroristi che potrebbero ritornarci in casa su un barcone non è solo una “becera” dietrologia sovranista …

Ilaria Paoletti

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3 Commenti

  1. Ovviamente il tutto è in chiave razzista e islamofoba ,sventolando ipotesi farlocche di jihadisti sui barconi,è questo che vi muove contro il demonio cattivone musulmano turco, ma fate il piacere,dei sovranisti che Ululano per la difesa delle frontiere, ora attaccano chi mette a repentaglio la sicurezza delle sue,ma per amor di islamofobia, vendereste vostra madre

  2. E lasciategliele bombardare queste carceri. Che li ammazzano tutti. Per una cosa giusta che stanno facendo…

  3. la storia non insegna agli idioti..se si vuole eliminare un tumore, questo va estirpato senza pietà e indecisioni… come vanno estirpati gli idioti “cristian” che sono peggio del cancro…

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