Roma, 22 giu – Mario Draghi non rinuncia alla fiera delle banalità in occasione del suo discorso in Senato, riportato anche da Tgcom24, per il voto inerente la risoluzione del governo riguardo la guerra in Ucraina. Una risoluzione che ha quasi “finto” di avere un nodo da sciogliere, quello delle armi, ma che, come previsto, è stata presentata nel modo in cui tutti si aspettavano anche a Palazzo Madama.

Draghi, per il “sostegno Ucraina come ci ha chiesto il Parlamento”

Tutto è una preparazione al Consiglio Ue di domani e dopodomani. E Draghi, sostanzialmente, ripete ciò che ha sempre detto in questi mesi: “Il governo italiano, insieme ai partner Ue e G7, intende continuare a sostenere l’Ucraina come questo Parlamento ci ha detto di fare”. La risoluzione del governo è stata approvata con 219 voti favorevoli, 20 contrari e 22 astenuti.

“Le sanzioni funzionano”

Forse il punto più duro da ascoltare è quello in cui il presidente del Consiglio insiste sul mantra “le sanzioni funzionano”. Insieme a un retorico e forse quasi fastidioso riferimento al Parlamento dal quale “ho ricevuto il mandato per cercare la pace”. Draghi parla di “canali di dialogo”, di diplomazia. E poi quel passaggio: “Le sanzioni funzionano. Il 3 giugno è stato adottato il sesto pacchetto: il tempo ha rivelato e sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci”.

Il tempo sta rivelando, invero, soprattutto i danni economici che le sanzioni stanno portando all’Italia, mentre il conflitto è sempre più in stallo e cronico. L’affermazione del premier suona – sempre nella sostanza – come una frase vuota priva di riscontro nella realtà. Perché per quanto l’approccio di una “pace concordata” abbia per lo meno un suo senso logico, la difesa delle guerre economiche con Mosca, ad oggi, non ne trova granché. Soprattutto per come lo stiamo vivendo sulla nostra pelle. La verità della piena economia di guerra, crudissima, continua ed essere omessa dal premier.
Alberto Celletti

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