Il prezzo del petrolio riprende a scendere, anche se al momento resta in ogni caso su livelli piuttosto alti, dato che la soglia dei 115 dollari al barile non è stata ancora toccata. In questo trend di calo delle quotazioni, è facile notare quanto stia incidendo la situazione economica di tutto il mondo, in una sorta di limbo tra le pressioni che arrivano dalle banche centrali e la gestione del Covid in Cina.

La situazione attuale del greggio

Il prezzo petrolio è uno degli argomenti più caldi degli ultimi mesi. Le notizie che si stanno rincorrendo in queste ore, parlano di un greggio che sta scendendo di ben più di 2 dollari per colpa del rialzo fatto registrare dai casi di Coronavirus in quel di Pechino. Un dato che ha di fatto bloccato ogni speranza in merito a una possibile e veloce ripresa della domanda di carburante sul territorio cinese. Il mercato, tra l’altro, ha inevitabilmente risentito anche dell’inflazione globale e delle notevoli preoccupazioni per uno scenario geopolitico sempre più complesso e poco chiaro.

Quali sono i fattori da tenere in considerazione

Uno scenario, quello in cui il prezzo del petrolio continua a diminuire, dove è chiaro che a incidere, e non poco, è la situazione di incertezza complessiva a livello di equilibri politici. Il petrolio non ha fatto altro che aumentare le perdite, dopo che i vari investitori hanno previsto una nuova stretta in termini di politica monetaria, con l’intento di contrastare il più possibile l’inflazione sia sul mercato a stelle e strisce che valutando le nuove restrizioni che sono state applicate in Cina. Al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori, nel corso degli ultimi giorni, è tornata nuovamente la questione relativa alla domanda mondiale, che potrebbe senz’altro far registrare una decrescita. Il motivo? Facile da intuire, dato che le famiglie si trovano ad avere a che fare con dei prezzi sempre più alti e con un grave rischio di recessione dietro l’angolo.

I prezzi al consumo negli Usa hanno subito un rialzo, fino a toccare una nuova soglia massima, valori che venivano raggiunti da circa quarant’anni, proprio il mese scorso. Una situazione che, nei fatti, potrebbe portare molto più facilmente degli incrementi in relazione ai tassi di interesse, che saranno più importanti, sanciti dalla Federal Reserve.

Lo scenario in Cina

Sia Pechino che Shanghai, invece, sono ancora una volta alle prese con un problema piuttosto delicato, ovvero un rapido incremento dei contagi di Covid. Il sentimento del mercato, perlomeno attualmente, è piuttosto chiaro. Da una parte ci sono le preoccupazioni per una crescita economica che va sempre più a singhiozzo, mentre dall’altra ci sono i diffusi blocchi e freni cinesi legati al Covid. Impossibile per i consumi, almeno quelli a breve termine, non risentirne.

Ad ogni modo, tutti e due i benchmark globali del petrolio hanno fatto registrare un incremento pari a oltre l’1% la scorsa settimana, dopo che divere statistiche avevano messo in evidenza una domanda di petrolio particolarmente stabile negli Usa, scavalcando qualsiasi preoccupazione legata all’inflazione.

Goldman Sachs, intanto, ha voluto mettere i “puntini sulle i”, evidenziando come ci sia bisogno che i prezzi legati all’energia salgano ancora di più, in maniera tale da poter arrivare ad una soglia tale per cui gli americani possano iniziare a tagliare i consumi. Nello stesso momento, tutti coloro che producono petrolio, così come le raffinerie, stanno cercando di sostenere un ritmo di lavoro a tutto regime, in maniera tale da riuscire ad adeguarsi al picco che si prevede in vista dell’estate. Non solo, dato che in considerazione dell’embargo sul petrolio della Russia nel Vecchio Continente, il più importante esportatore dell’Arabia Saudita ha previsto di spostare buona parte del greggio in Europa, dalla Cina, nel mese di luglio.

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