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Washington, 5 mag – Sono state ufficializzate le tappe del primo viaggio ufficiale all’estero del presidente americano Donald Trump, gli ultimi dieci giorni di maggio. Andrà prima in Arabia Saudita, poi in Israele e Palestina, quindi a Bruxelles, e infine in Italia. Qui incontrerà anche Papa Francesco, con il quale non sono mancati battibecchi e attriti in merito alla differenza di posizioni principalmente sugli immigrati. Si ricorderanno le prese di posizione di Francesco nei confronti dell’idea di costruire il muro al confine con il Messico, ad esempio.

Nel corso della sua visita nel Paese il Papa aveva celebrato la Messa vicino al confine e Trump aveva definito il Pontefice una “persona molto politica”, che “non capisce i problemi che ha il nostro Paese” e il “pericolo del confine aperto che abbiamo con il Messico”. Da lì era partita una serie di frecciate reciproche, per questo l’incontro di fine maggio in Vaticano è un appuntamento molto atteso dalle diplomazie internazionali. I temi principali dell’agenda dell’incontro sono proprio i migranti e la Siria.

Un viaggio, quello del Presidente americano, che come vedremo incontra le tre grandi religioni monoteiste, e il suo annuncio è stato fatto in occasione della firma da parte del presidente Usa di un ordine esecutivo sulle libertà religiose, destinato ad alleggerire il divieto all’attività politica di chiese e altre istituzioni che godono di esenzione fiscale.

Il viaggio di Trump comincia dal Medio Oriente, dagli amici sauditi per poi arrivare a Gerusalemme. Previsti incontri con i leader del mondo musulmano e di quello ebraico. Al centro delle sue priorità la lotta al terrorismo e il desiderio di rinsaldare il fronte anti-iraniano. In particolare a Riad Trump punta a ricucire i rapporti con lo storico alleato lacerati dal suo predecessore, Barack Obama, artefice di quell’accordo sul nucleare iraniano che i sauditi e Israele hanno preso malissimo.

Una volta arrivato in Israele e Palestina, Trump vuole rilanciare il processo di pace tra i due popoli, forte anche del recente incontro alla Casa Bianca con il presidente palestinese Abu Mazen. Tuttavia le date del viaggio coincidono con i giorni in cui in Israele si celebreranno i 50 anni della guerra del 1967, che ha sancito per gli ebrei l’unificazione di Gerusalemme e per i palestinesi la sua occupazione definitiva dei quartieri oltre la linea verde. Non ci sarebbe da stupirsi se per l’occasione il presidente Trump, che a Gerusalemme sarà raggiunto dalla figlia Ivanka e dal genero Jared Kushner, rilanciasse in pompa magna la questione del trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Anche perché il 1° giugno termina l’effetto dell’ordine presidenziale con il quale Barack Obama congelò per sei mesi l’applicazione della legge che impone il trasferimento di detta ambasciata.

A coronare il tutto, alla fine del viaggio, il G7 della Nato a Taormina, il 26 e 27 maggio, dove Trump discuterà di cooperazione multilaterale e di relazioni bilaterali con l’Italia.

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