Erevan, 18 nov – Mentre un numero imprecisato di armeni sta fuggendo dell’Afghanistan – a bordo degli aerei militari cargo russi che stanno portando in salvo oltre 300 persone dall’odio religioso dei Talebani – lungo il fronte orientale del confine armeno la situazione bellica non sembra tranquillizzarsi. La tensione nel Caucaso, infatti, persiste lungo la linea di contatto tra le forze armene e azerbaigiane dal Gegharkunik al Nagorno Karabakh, fino ad arrivare ai confini con l’Iran, nonostante le misure internazionali precedentemente accordate. L’accordo trilaterale raggiunto da Armenia, Azerbaigian e Russia, il 9 novembre 2020 – al termine della Guerra dei 40 giorni – aveva permesso di fermare lo spargimento di sangue nei territori dell’Artsakh. Tuttavia, rimane ancora molto alta la tensione lungo tutto il confine.



Gli ultimi scontri tra Armenia e Azerbaigian

Lo scorso 16 novembre infatti, l’esercito dell’Azerbaigian, contravvenendo agli accordi ha lanciato un durissimo attacco all’Armenia dal confine orientale. Gli alleati della Turchia hanno schierato sul campo mezzi corazzati, artiglieria pesante e armi di ogni calibro. Decine di soldati sono rimasti uccisi in entrambe le fazioni e alcuni soldati armeni sono stati catturati e malmenati – come dimostrano alcuni video girati dagli stessi soldati azeri – contravvenendo alle leggi internazionali sui diritti umani.

Il primo ministro russo Mikhail Mishustin è atterrato nelle scorse ore nella capitale armena per discutere la questione del Nagorno Karabakh alla riunione del Consiglio intergovernativo eurasiatico. Sempre in queste ore il ministro degli Esteri armeno, Ararat Mirzoyan, ha sottolineato che l’Azerbaigian ha lanciato un’altra aggressione contro il territorio sovrano dell’Armenia. “Dalla firma della dichiarazione trilaterale, il 9 novembre scorso – ha dichiarato Myrzoyan – la leadership politico-militare dell’Azerbaigian ha minato la sicurezza e la stabilità nelle regioni di confine e gli sforzi dell’Armenia volti a ridurre l’escalation della situazione attraverso azioni provocatorie”.

La posizione dell’Iran

A entrare nella discussione internazionale arriva anche il vicino Iran, confinante a sud con i tre stati in lotta. Il ministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, si dice preoccupato per le nuove azioni militari al confine tra Armenia e Azerbaigian e ha invitato i due paesi a mostrare moderazione. Il politico sciita ha sottolineato quindi la necessità che i due Paesi rispettino i confini riconosciuti a livello internazionale e li ha esortati a risolvere i problemi attraverso il dialogo con mezzi pacifici, ricordando, ancora una volta, che l’Iran è pronto ad aiutare entrambe le parti a risolvere le controversie e a stabilire la sicurezza nella regione.

Attesa per il consiglio intergovernativo eurasiatico

Sempre in questi giorni si è svolta a Erevan la seduta ristretta del Consiglio intergovernativo eurasiatico, alla quale hanno partecipato il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan e quelli di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan, oltre al presidente del consiglio di amministrazione della Commissione economica eurasiatica Mikhail Myasnikovich. In primo luogo, il premier armeno ha incontrato i partner degli Stati membri dell’Uee dichiarando nel suo discorso di benvenuto: “Sono lieto di dare il benvenuto al Presidente del Gabinetto dei ministri della Repubblica del Kirghizistan, il rispettoso Akylbek Usenbekovich Japarov, e gli auguro un lavoro fruttuoso nel suo incarico di responsabilità. L’incontro di oggi è per noi un evento molto significativo. Siamo lieti di avere l’opportunità di ricevere ospiti illustri a Yerevan, di tenere una riunione del Consiglio intergovernativo e di contribuire così al rafforzamento della nostra Unione”.

Oggi, 19 novembre, si terrà la seduta ampliata del Consiglio intergovernativo eurasiatico. Augurandoci si possa arrivare anche a una rapida e corretta soluzione della guerra tra Armenia e Azerbaigian nel riconfermare, come sottolineato da Russia e Iran, i confini politici dell’Armenia già sanciti dalla diplomazia internazionale.

Andrea Bonazza 

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