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Wellington, 7 mar –   Oggi è stato  arrestato dai militari curdi Mark Taylor, un cittadino neozelandese che ha deciso di lasciare il benessere dell’occidente per ingrossare le file dell’Isis: ma proprio le sue abitudini “occidentali” hanno fatto sì che venisse sbattuto in carcere tre volte dalle stesse autorità del Califfato, perchè aveva avuto la geniale idea di produrre alcolici artigianali o fumare hashish. Taylor il cui soprannome è, appunto, “mumbling jihadi” (“jihadista pasticcione”) nel 2014 (poco dopo il suo arrivo in Siria)  pubblicò alcuni tweet “propagandistici”: con essi invitava i confratelli australiani a compiere attentati nel nome dell’Isis. Peccato, però che i non avesse disabilitato la geolocalizzazione. La posizione del suo “covo” fu immediatamente scoperta.

L’accusa di essere una spia

La cosa però non accadde una ma ben 12 volte: il suo account non fu sospeso ma vi furono altre conseguenze. “Nel gennaio 2015 fui convocato con una lettera da uno degli ufficiali”, ha raccontato Taylor ad Abc  dalla prigione curda dove ora è custodito “mi portarono in una stanza, mi tolsero la mia arma e ogni altra cosa, compreso il mio telefono cellulare, che non avrei più visto, e mi dissero che ero sospettato di aver contribuito a localizzare via Gps 12 luoghi all’interno dello Stato Islamico”. L’accusa fu quella di essere una spia. Minacciato di tortura Taylor alla fine fu condannato a cinquanta giorni di prigione. Ma l’onta era definitiva: diventato lo zimbello degli altri jihadisti, l’occidentale è stato incarcerato altre due volte: “L’ultima volta sono stato accusato di fabbricare e bere alcol e di fumare hashish, è stato piuttosto ridicolo” racconta Taylor.

Sfortunato in amore

Nell’Isis il neozelandese si sposò ben due volte: entrambe le mogli lo maltolleravano e riuscirono a costringerlo al divorzio. “Mia moglie mi pregò di andarmene e recarmi a Idlib, e poi in Turchia” quindi nella città del Nord Ovest siriano che, prima della mediazione russo-turca, era l’ultimo obiettivo della grande offensiva dell’esercito del presidente Bashar al-Assad. Un suicidio. “Un mese dopo ho sposato un’altra donna siriana molto più giovane, sostenitrice dell’Isis, ma ho divorziato”, spiega ancora Taylor, “Ho dovuto spiegarle più volte che doveva restare a casa e obbedire a suo marito”. Ma il suo più grande rimpianto di combattente è un altro: non essere riuscito a sostituire le mogli con una schiava. “Per comprare una schiava servono almeno 5.000 dollari per una di 50 anni e oltre. Per comprarne una decente ne servono almeno 10 mila o 20 mila e non avevo quel denaro con me. Ero troppo povero” dice Taylor a malincuore.

Ilaria Paoletti

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