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Ci è arrivato pure Serra: l’antifascismo, in Italia, è il tic di una piccola cricca

by Adriano Scianca
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Roma, 12 lug – Fa sempre piacere quando gli avversari ti danno ragione. Accade per esempio con Michele Serra, che nella sua ultimi “Amaca” su Repubblica, scrive: “Spiace dirlo, anzi, ridirlo, ma l’antifascismo, in Italia, è stato un fenomeno di minoranza anche in piena democrazia”. La riflessione nasce, ovviamente, a partire dalla famosa “spiaggia fascista” di Chioggia, i cui lettini, nonostante il folclore, erano sempre occupati. Tutti clienti fascisti? O forse delle stramberie del gestore non fregava nulla a nessuno? Ad ogni modo, diamo il benvenuto a Serra: noi lo dicevamo già due anni fa.

“Parliamoci chiaro – scrivevamo – la cultura antifascista, in Italia, è sempre stata una cosa d’élite, che il fascismo debellò completamente con la repressione ma anche con il consenso, che riemerse in alcune zone assolutamente limitate del nord Italia a guerra quasi finita, con alterne fortune e comunque con un’esplosione di affluenze avvenuta solo quando non si rischiava più nulla e improvvisarsi partigiano pagava, non solo in senso morale. Già nel dopoguerra, una volta terminata la mattanza sui vinti, il fascista entrò ben presto nell’immaginario collettivo come figura tipica e in fondo innocua del paesaggio sociale. Così appare per esempio il missino nei film comici degli anni ’50. In un contesto nazionale e internazionale assai complesso, la coscienza antifascista fu risvegliata ad arte negli anni ’70, con gli effetti che sappiamo (‘Uccidere un fascista non è un reato’), che però furono ben presto fagocitati dal riflusso degli anni ’80. Da quel momento in poi, dell’antifascismo non fregò più nulla a nessuno”.

Ovviamente, dire che in Italia gli antifascisti veri sono quattro gatti non significa affermare che tutti gli altri siano fascisti. Potremmo persino riconoscere che, forse, è più stimabile un antifascista conseguente e coerente che un abitante della defeliciana “zona grigia”. Probabile. Ma ciò non cambia la realtà: l’antifascismo come criterio primario di inclusione ed esclusione non appartiene alla sensibilità degli italiani. L’italiano medio potrà anche avere una opinione negativa del fascismo, ma quando sente che qualcuno non può parlare o deve andare in galera perché fascista, non lo comprende, avverte la cosa come un’evidente ingiustizia. I Fiano e le Boldrini, con il loro atteggiamento talebano, sembrano degli extraterrestri, persone con delle assurde fissazioni. Al di là di qualsiasi ragionamento politico, storico o giuridico, è forse questa la ragione per cui in Italia è assurdo introdurre la legge che vorrebbe Fiano: perché sarebbe una violenza troppo “protestante”, troppo “nordeuropea” al buon senso del nostro popolo.

Adriano Scianca

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ANTERO 12 Luglio 2017 - 9:09

… una piccola INSULSA cricca !

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