Assad Putin
Assad e Putin (immagine di repertorio)

Mosca, 21 ott – Il presidente siriano Bashar al-Assad si è recato ieri in visita ufficiale a Mosca, dove è stato ricevuto dal suo omologo Vladimir Putin. Al centro dell’incontro, ovviamente, in tema dell’intervento militare che Mosca sta conducendo in Siria. Ma non solo.

Primo viaggio all’estero di Assad

Quello di Assad è il primo viaggio all’estero dal 2011, da quando cioè la guerra civile – poi tramutatasi in guerra vera e propria al terrorismo islamico – a seguito delle primavere arabe è cominciata. Fino all’intervento deciso dal Cremlino le sorti del conflitto erano decisamente incerte, mentre ora pendono dalla parte di Damasco: i raid aerei dell’aviazione russa stanno aiutando l’esercito arabo siriano, insieme ai suoi alleati iraniani e libanesi, a riconquistare posizioni perdute da tempo.

Il colloquio fra Assad e Putin, definito “lungo ed esaustivo” dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, si è però anche spinto oltre le questioni puramente militari. Assad avrebbe infatti fatto presente al presidente russo la necessità di “affiancare alle operazioni militari una soluzione politica della crisi in Siria”, ha spiegato sempre Peskov.

Assad: soluzione politica?

Quale soluzione? Non è un mistero che Stati Uniti e Turchia, i due più ingombranti protagonisti esterni al conflitto, spingano da sempre per un rovesciamento di Assad. Un auspicio divenuto tuttavia problematico da quando Putin ha deciso di schierarsi apertamente dalla parte del presidente siriano. A questo punto è stata la Turchia a rilanciare per una nuova proposta: “I lavori su un piano per la partenza di Assad sono in corso. Potrebbe restare sei mesi e noi lo accetteremmo perché ci sarebbe una garanzia di una sua partenza. Siamo andati avanti su questo tema fino a un certo punto con gli Stati Uniti e altri alleati”, rivelando fonti da Ankara, spiegando che l’accordo in seno Nato su questo canovaccio sarebbe già chiuso.

Senza però il – a questo punto necessario – consenso da parte di Mosca. Al contrario, trapelerebbe un’insofferenza da parte russa: “La Siria per noi è un paese amico, noi siamo pronti a dare il nostro possibile contributo non soltanto durante le azioni belliche nella lotta al terrorismo ma anche durante il processo politico”, ha dichiarato Putin, specificando che sarà però necessario “un processo politico con la partecipazione di tutte le forze politiche, i gruppi etnici e quelli religiosi”. Un cambio di paradigma rispetto alle ambiguità saudite, turche e della Nato, i quali pendono decisamente dalla parte sunnita poi trasformatasi nelle milizie fondamentaliste riunite nell’Isis o nei vari fronti fra i quali l’organizzazione gemella di al-Qaeda, vale a dire il fronte al-Nusra.

Roberto Derta

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