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Roma, 10 gen – Alessandro Sallusti ha definito l’assalto al Congresso statunitense compiuto da alcuni militanti due giorni fa come il muro di Berlino del sovranismo. In generale, in molti tendono a vedere nel succitato assalto un rischio per la tenuta del sovranismo non solo negli Usa ma anche in Europa. La tesi, detta brevemente, è che l’episodio di violenza cui il mondo ha assistito mini la fiducia della pubblica opinione e dell’elettorato verso quei movimenti o partiti che fanno del sovranismo una loro bandiera, come, dicono i commentatori, Fratelli d’Italia in Italia o il Front National in Francia.

La violenza è parte della storia politica

La tesi appare però debole. Essa è frutto di una surrettizia mentalità alto borghese che assume – e che ha sempre assunto, sbagliando – che l’uso della violenza nello scontro politico sia scioccante per l’elettorato. Il quale dovrebbe sentirsi inorridito e dunque allontanarsi da chi esercita tale violenza o dal partito cui si ispirano coloro che la esercitano. Niente di più falso. La Storia è ricchissima di casi nei quali l’uso della forza ha addirittura rafforzato un partito o, più in generale, un fronte politico. L’uso della forza è anzi stato, in taluni casi, tollerato e appoggiato dalla popolazione proprio perché manifestazione di un sentire collettivo, di uno stato di esasperazione e di tensione non più sopportabile.

Trump non è il capo del sovranismo globale

L’assalto al Congresso Usa non rappresenta un pericolo per il sovranismo, per almeno due ragioni. In primo luogo, è del tutto errato pensare che l’elettorato sia sospinto, sulla scia dell’emotività, alla conclusione che tutti i sovranisti siano violenti. Gli elettori sanno benissimo che chi ha compiuto l’assalto al Congresso è un gruppo minimo dei sostenitori di Donald Trump. Assumere che essi siano spinti a queste conclusioni significa trattarli come degli stupidi. In secondo luogo, il sovranismo non corrisponde a Donald Trump. Forse Trump ha rappresentato un punto di riferimento per i leader cosiddetti sovranisti, ma non è il capo del movimento sovranista globale.

Molti politici benpensanti credono che l’assalto al Congresso rappresenti un’occasione per colpire al cuore Donald Trump e le ideologie che egli rappresenta. In realtà, è probabile che le azioni di censura e le decisioni punitive introdotte per colpire il tycoon statunitense vadano ad alimentare il sostegno dell’elettorato. Trump sta diventando il martire del sovranismo. I dem, Nancy Pelosi in testa, lo attaccano in quanto incitatore della rivolta. Ma è tutto da dimostrare che la rivolta sia stata incitata da Trump.

Trump ha detto agli elettori di prendere d’assalto Capitol Hill, di prendere le armi? Questo punto deve essere affrontato in modo incontrovertibile. Lo scontro politico può farsi aspro, ma le eventuali azioni violente attuate sono responsabilità, a meno che non ci sia vera e propria – cioè esplicita – istigazione di uno o più politici, di chi le compie e solo di costui (o di costei). Se così non fosse, a fronte delle innumerevoli violenze antifasciste, tanto per citare uno dei possibili esempi, si sarebbero dovuti escludere dal dibattito politico chissà quanti politici che si dichiarano antifascisti e che riscaldano una retorica antifascista martellante.

Assalto al Congresso e censura: così Trump diventa martire

Non solo si vuole accusare formalmente Trump ma alcuni social media hanno addirittura oscurato il suo profilo, tappandogli la bocca. Chi viene censurato, si sa, viene subito percepito come colui che dice il vero ma è ostacolato dai poteri forti. Per il sovranismo, insomma, le azioni contro Trump sono un bene. Fra i pochi ad averlo capito c’è proprio l’avversario di Trump, Joe Biden, che si è rifiutato di appoggiare la proposta di impeachment che avrebbe impedito al presidente uscente di concorrere alle prossime elezioni. Biden ha capito ciò che ad alcuni non è chiaro: che fare di Trump un martire significa non solo spaccare a metà gli Stati Uniti – e conseguentemente il Congresso – ma anche renderlo più forte e alimentare l’idea che il potere costituito stia mettendo un bavaglio al vento del rinnovamento.

Edoardo Santelli

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2 Commenti

  1. L’ assalto al Congresso è l’ inizio ufficiale della fine della attuale politica globalista. Questo è certo. Chi non lo vuol capire è un vigliacco… Così non possono andare avanti! Devono cambiare rotta. I morti valgono, e tanto (!), complicano di diritto e giustamente la Storia!

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