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Assange EcuadorRoma, 19 ott – Anti-americani, sì, ma fino a un certo punto. Con una decisione clamorosa, l’Ecuador del socialista Rafael Correa, che spesso ha lanciato parole feroci contro Washington, fa un gigantesco assist a Hillary Clinton, togliendo la connessione internet alla sua ambasciata londinese, dove ha trovato riparo Julian Assange. Il fondatore di Wikileaks è rifugiato nella sede diplomatica da quattro anni. Ultimamente stava divulgando migliaia di email della Clinton, con pesanti ricadute sulla campagna presidenziale.

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Per non far arrabbiare la candidata dei poteri forti, quindi, l’Ecuador ha staccato la spina ad Assange. Oggi lo stato sudamericano ha rivendicato il gesto con un comunicato ufficiale, in cui si spiega chiaro e tondo che la decisione di Wikileaks di pubblicare le email potrebbe avere “un impatto” sulle elezioni presidenziali Usa. La pubblicazione delle email, sottolinea il ministero degli Esteri, è stata “interamente” responsabilità dell’organizzazione fondata da Assange. “Il nostro paese non vuole interferire con il processo elettorale americano”, conclude il comunicato. “Per questo, l’Ecuador, esercitando il proprio sovrano diritto, ha temporaneamente ristretto l’accesso a parte dei suoi sistemi di comunicazione nell’ambasciata di Londra”. Il messaggio aggiunge che “l’Ecuador non cede alle pressioni di altri paesi”. Insomma, non è stata l’America a chiedere all’Ecuador di agire. Che bisogno ne avrebbe avuto: il vero servo agisce sempre sulla scia dell’eccesso di zelo.

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