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Washington, 24 giu – Le polemiche sulla condotta dei social continuano a infiammare il dibattito negli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump, più volte censurato da Facebook e Twitter, ha lanciato il suo guanto di sfida ai colossi della rete. L’obiettivo? Rompere il loro monopolio e l’imposizione sempre più soffocante del «pensiero unico» che veicolano. Ma se Trump ha iniziato a muovere le pedine sulla scacchiera, anche i suoi avversari non rimangono a guardare. A cominciare dai dipendenti di Facebook, che hanno aspramente criticato il loro capo Mark Zuckerberg, accusandolo di essere stato troppo morbido e conciliante con il presidente. Ora, però, scendono in campo anche alcuni marchi di abbigliamento, tra cui North Face, che stanno mettendo parecchia pressione al gigante di Menlo Park.

A difesa della teppaglia di Black lives matter

A ricattare pubblicamente Facebook, infatti, sono stati alcuni brand molto noti dell’industria vestiaria. Nello specifico si tratta di North Face, Patagonia e REI, che hanno annunciato urbi et orbi che non intendono più pagare la pubblicità per sponsorizzare i loro capi sul famoso social network. «Cosa faresti con 70 miliardi di dollari? Sappiamo cosa ha fatto Facebook», hanno affermato i promotori della campagna Stop Hate for Profit, che accusano Facebook di «amplificare i messaggi dei suprematisti bianchi» e di «permettere l’incitamento alla violenza». Secondo i sostenitori di questa campagna, infatti, la creatura di Zuckerberg avrebbe consentito agli utenti «razzisti» di diffondere contenuti che incitano alla violenza contro i manifestanti di Black lives matter, che notoriamente sono pacifici e non violenti

La rivolta di North Face e Patagonia

«Per troppo tempo, Facebook non è non è riuscito a prendere provvedimenti sufficienti per fermare la diffusione di fake news e di propaganda dannosa sulla sua piattaforma», ha spiegato Cory Bayers, responsabile del marketing di Patagonia, che si è lamentato anche del fatto che Facebook ha inserito Breitbart tra le «fonti di notizie attendibili». Un crimine di lesa maestà politicamente corretta, a quanto pare. Stesso messaggio da parte di North Face, che ha reso noto che il suo marchio non pagherà inserzioni finché Facebook non varerà «politiche più rigorose» che censurino sulla sua piattaforma il «materiale che incita all’odio». In effetti, fanno notare i marchi in rivolta, a cui si dovrebbero aggiungere anche Vans e Timberland, il 99% dei 70 miliardi degli utili di Facebook proviene proprio dalla pubblicità. E a Zuck potete toccargli tutto, ma non il portafoglio.

Elena Sempione

7 Commenti

  1. Se l’avessi saputo prima, non avrei acquistato una felpa The North Face, questo inverno. Grazie dell’informazioni, almeno adesso sono a conoscenza delle manche da non acquistare.

  2. Boicottare questi pecoroni! Tanto abbiamo ben altro marchio “di riferimento” e tanto made in Italy…