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Roma, 24 giu – Settembre si avvicina e manca sempre meno tempo alla riapertura delle scuole ma in merito al quando e soprattutto al come si rientrerà in classe regna ancora il caos assoluto. A lanciare l’allarme sono i presidi: il Piano scuola 2020-2021 di cui è stata diffusa ieri una bozza (il testo definitivo è atteso per domani) “non contiene indicazioni operative né definisce livelli minimi di servizio ma si limita a elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare risorse ulteriori e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale”. Così in una nota il presidente nazionale dell’Anp, Antonello Giannelli. Insomma, il governo giallofucsia non convince i presidi, soprattutto sul fronte operativo: il Piano scuola – sostiene Giannelli – è “un documento alquanto generico. Ci aspettavamo maggiore concretezza. Afferma cose condivisibili, come quelle sull’autonomia delle scuole, ma poi non dà gli strumenti per realizzarle”.

A scuola pure di sabato, videolezioni per i più grandi. Le ipotesi allo studio

Vediamo nel dettaglio cosa propone la bozza del piano. La frequenza scolastica avverrebbe in turni differenziati, la classe potrà essere differenziata in più gruppi di apprendimento o moduli di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso. In tal senso, l’estensione del calendario scolastico alla giornata di sabato, dove non è già prevista, sarà deliberata dagli organi collegiali competenti. L’attività didattica a distanza resterà, ma solo in misura marginale e solo per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, abbastanza grandi per poter gestire un sistema di lezioni misto senza troppi problemi. Resta il problema degli spazi: non tutti gli edifici scolastici sono in grado di rispettare le linee guida anti contagio. In tal senso enti locali, istituzioni pubbliche e private, realtà del terzo settore e scuole si devono impegnare a sottoscrivere specifici accordi per “favorire la messa a disposizione di altre strutture e spazi“, come per esempio “parchi, teatri, biblioteche, cinema, musei, al fine di potervi svolgere ulteriori attività didattiche o alternative a quelle tradizionali, volte a finalità educative”, recita il documento.

Niente mascherine fino a 6 anni, le regole per i più piccoli

Per i bimbi da 0 a 6 anni niente mascherina. I dispositivi di protezione per gli adulti che operano nella scuola dell’infanzia (per i quali sono raccomandabili l’utilizzo di visierine e, quando opportuno, dei guanti di nitrile) devono permettere loro di essere riconosciuti e di mantenere un contatto ravvicinato con i bambini piccoli e tra i bambini stessi. Per quanto riguarda l’orario di ingresso dei bambini, già ora avviene in una “fascia temporale aperta (dalle 7.30 alle 9), fascia che potrà essere adeguata alle nuove condizioni, programmata e concordata con i genitori. Analogamente potrà avvenire per le fasce di uscita, al termine dell’orario scolastico”, sottolinea la bozza. L’andare a mensa rientra tra le attività formative. Ecco perché la refezione scolastica va garantita a tutti gli aventi diritto, con soluzioni differenti per ciascuna scuola. I locali dove i minori mangiano dovranno essere puliti in modo approfondito e si potrà effettuare la refezione “in due o più turni, al fine di non consentire oltre il dovuto l’affollamento dei locali ad essa destinati”.

Il rebus spazi a disposizione/obbligo di distanziamento

In ogni istituto scolastico è necessario prevedere la riorganizzazione degli spazi “per evitare raggruppamenti o assembramenti, e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati in ogni fase della giornata scolastica per alunni, famiglie, personale scolastico e non scolastico”. In particolare, le istituzioni scolastiche interessate da un servizio di trasporto appositamente erogato per la mobilità della scuola, comunicano all’ente competente gli orari di inizio e fine delle attività scolastiche. Per quanto riguarda la distanza di sicurezza, in ogni struttura scolastica vige l’obbligo del rispetto del distanziamento interpersonale di un metro (quindi soltanto banchi singoli), come indicato dal Comitato tecnico scientifico (Cts) nel documento del 28 maggio scorso. Misura che come è stato già fatto presente dai presidi è impossibile da rispettare in molti istituti scolastici.

Opposizione boccia linee guida: “Montagna partorito topolino”

La bozza dovrà essere esaminata anche dai sindacati di settore, ma intanto l’opposizione se la prende con il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “La montagna Miur ha partorito il topolino delle linee guida“, è l’accusa. Lo scaricabarile della ministra grillina non va giù al centrodestra che sottolinea come il governo peraltro non solo delega ogni responsabilità sulla riapertura delle scuole ma non investe abbastanza soldi per ripartire in sicurezza. Si limita a indicazioni di massima, dicendo che si torna a a scuola anche di sabato e che si devono utilizzare anche altri spazi per le lezioni. Insomma, come sottolinea Fratelli d’Italia, sono “linee guida oltre che tardive generiche e confuse”. “Di fatto i dirigenti sono stati abbandonati a loro stessi. Il tutto senza aggiungere le risorse necessarie per garantire adeguati spazi con il rischio reale che almeno il 40% delle scuole non potrà rispettare queste indicazioni”, spiegano da FdI. “Un caos assoluto che amplia le diseguaglianze sociali e dell’apprendimento emerse in questi 4 mesi”, fanno presente dalla Lega. “Lucia Azzolina continua a gettare nel caos la scuola, i bambini, i giovani, le famiglie. Tocca a lei dare certezze per la riapertura a settembre, non ai presidi. Si assuma le sue responsabilità“, dicono da Forza Italia. Ma a tutt’oggi il governo latita.

Adolfo Spezzaferro

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