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charlie hebdo 3Roma, 5 mag – La sparatoria in Texas alla mostra di vignette su Maometto? “Niente a che vedere con Charlie Hebdo”. Lo dichiarano gli stessi collaboratori della rivista satirica francese.

Jean-Baptiste Thoret, critico cinematografico della testata duramente colpita dagli attacchi islamisti dello scorso 7 gennaio, ha chiarito: “Qui si tratta di un movimento anti-islamista. Il problema di Charlie Hebdo non è affatto lo stesso. Lì si trattava solamente di criticare ogni religione. Senza menzionarne nessuna in particolare. Davvero, niente a che vedere”.

Il caporedattore del settimanale francese, Gérard Biard, ha ribadito il concetto: “noi non organizziamo concorsi. Noi facciamo solamente il nostro lavoro. Noi commentiamo l’informazione. Quando Maometto fa notizia, noi disegniamo Maometto, altrimenti no. Noi combattiamo il razzismo e non abbiamo nulla a che vedere con quella gente là”.

Insomma, il messaggio è chiaro: sono tutti Charlie, tranne l’American Freedom Defense Initiative, l’organizzazione colpita dall’attentato (di fatto sventato, dato che sono morti solo i terroristi) a Dallas. Sono tutti Charlie, tranne quelli che non la pensano come Charlie.

Ora, che l’Afdi sia una organizzazione che fa solo retriva polemica contro l’Islam è probabile. Ma il senso della campagna “Je suis Charlie” non era proprio questo? “Chiunque tu sia, qualunque siano le tue idee, tu hai il diritto alla massima libertà di parola, anche se c’è chi si sente offeso”. Non era questa la morale? Evidentemente no.

Del resto le mai rinnegate posizioni in favore dello scioglimento del Front national da parte del settimanale francese la dicono lunga sulla loro concezione della libertà d’espressione. “Je suis Charlie”, insomma, era solo un affare di famiglia. “Viva la libertà di essere come noi”. Sugli altri la censura si accanisca pure. E se ci scappa qualche fucilata, in fondo se la sono meritata. Benvenuti nel mondo di Charlie.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. Non lo sfiora neanche l’idea che il Male nasce proprio quando si dice “ma quello è diverso da me, quindi non conta”.
    L’eterno monoteismo psicologico.
    Poi magari citano Voltaire.

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