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CRISI: FINLANDIA VUOLE PARTENONE COME GARANZIA PRESTITIAtene, 25 mar – Le promesse di Tsipras di interrompere l’austerity greca si sono infrante ieri contro l’intransigenza della Merkel e delle istituzioni europee, che minacciano di tagliare la sussistenza alle casse elleniche completamente prosciugate. E alle dichiarazioni della leader tedesca (“Il tempo stringe” ha dichiarato ieri in conferenza stampa) fa eco la Bce che si dice pronta a chiudere i rubinetti rendendo illegali ulteriori acquisti di titoli di Stato greci a breve termine da parte delle banche elleniche, cioè il mezzo con cui Atene ora si finanzia.

In ballo ci sono più di quattro miliardi di euro, indispensabili al pagamento di stipendi e pensioni nel brevissimo termine, tanto che gli analisti danno per probabile un default di Atene entro il 20 Aprile in mancanza di nuovi aiuti.

Se fino a ieri lo scontro tra governo greco ed Europa aveva assunto toni quasi drammatici (con tanto di minacce da parte ellenica di aprire le porte del vecchio continente a milioni di profughi islamici) con la resa di ieri Atene ha riaperto la pratica – prestiti e ripreso a parlare con toni decisamente accondiscendenti. I tecnici del Brussels Group, l’ex Troika, stanno collaborando con i colleghi greci nel lavoro di compilazione di una lista di riforme volta a ridurre radicalmente il costo dello stato. Un lavoro di “consulenza“, quello della Troika, precisano fonti europee.

Una volta terminato l’elenco (“comunque entro il 30 Marzo” fa sapere il portavoce del governo Gabriel Sakellaridis) la Grecia saprà quali sacrifici dovrà sopportare.  “Tutto è nelle mani di Atene e dipende dal contenuto della lista“, ripetono a Bruxelles, auspicando che stavolta il Governo consideri misure dall’impatto “certo” come privatizzazioni e aumento dell’iva, e non lotta a corruzione ed evasione che “non hanno effetti a breve”. In realtà non è così semplice: l’esborso effettivo degli aiuti dipende dall’Eurogruppo e molti paesi, tra i quali la Spagna, non hanno intenzione di versarli sulla fiducia, senza aver prima verificato gli effetti delle misure prese. E la Grecia non ha tutto questo tempo.

Per il momento l’unica certezza è che, politicamente, Tsipras ha già perso buona parte della sua credibilità. La Grecia non uscirà dall’euro, non rinegozierà il debito, e probabilmente non interromperà nessuna delle misure di austerity che hanno messo la nazione ellenica in ginocchio. Una prospettiva poco gradita ai ceti popolari che avevano riposto nei comunisti le speranze di uscire dalla crisi, presto e a testa alta.

Francesco Benedetti

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