Roma, 23 set – Non tutti vogliono piangere la regina Elisabetta II, è il caso degli aborigeni australiani che hanno manifestato in diverse città contro la scelta del governo di indire un giorno di lutto nazionale per ieri 22 settembre, a distanza di due settimane dalla morte della regina.

Aboliamo la monarchia”, le proteste degli aborigeni contro la regina

Al centro delle proteste c’è il passato coloniale e la dominazione britannica sull’Australia, di cui Elisabetta sarebbe stata in qualche modo espressioni. A coordinare le manifestazioni sono stati i Warriors of the Aboriginal Resistance (WAR), organizzazione che afferma di essere impegnata “per la causa della decolonizzazione”. La stessa organizzazione ha espresso così in un comunicato le proprie rivendicazioni: “Mentre piangono la regina, noi piangiamo tutto ciò che il suo regime ci ha rubato: i nostri figli, la nostra terra, la vita dei nostri cari, i nostri luoghi sacri, le nostre storie”.

Gli attivisti si sono riuniti in diverse città, come Melbourne, Sydney, Canberra, Brisbane e Adelaide. Sui cartelli slogan per la riappropriazione della terra da parte degli aborigeni: “Land back”, “Give it back to the Indigenous”, e “Not Queens Land”. A Melbourne alcuni partecipanti si sono dipinti i volti con ocra bianca per ricordare le sofferenze subite dai popoli indigeni, mentre a Sydney diverse persone si sono radunate intorno alla statua della Regina Vittoria per lanciare il messaggio: “Aboliamo la monarchia”. Durante le proteste sono state strappate, incendiate o imbrattate di vernice rossa, a simboleggiare il sangue versato dagli antenati, diverse bandiere britanniche.

Le parole del governatore generale

Sulla questione è intervenuto pubblicamente anche David Hurley, governatore generale dell’Australia, ovvero colui che rappresenta la monarchia britannica in terra australiana. Hurley ha cercato di buttare acqua sul fuoco, parlando di riconciliazione: “Sono consapevole e rispetto che la risposta di molti australiani delle Prime Nazioni venga definita dalla nostra storia coloniale e dal più ampio viaggio di riconciliazione”. E aggiungendo: “Questo è un viaggio che noi come nazione dobbiamo completare”.

Michele Iozzino

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