Roma, 18 ott – Gerusalemme capitale di Israele? Una decisione che fece molto discutere già nel 1980, quando il governo di Tel Aviv la annunciò, nonostante tale status non fosse riconosciuto in sede internazionale. Poi, nel 2017, a suscitare preoccupazione fu la pensata dell’allora presidente americano Donald Trump di esprimersi sulla Città tre volte Santa, riconoscendola come “capitale eterna di Israele”. Al contrario, sempre quattro anni faEmmanuel Macron espresse forti dubbi al riguardo, perché a suo avviso nessuno poteva avere il diritto di decidere per gli altri e perché “lo status di Gerusalemme dovrà essere risolto nel quadro dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi”. Alla fuga in avanti della Casa Bianca, si unì però quella di alcune nazioni storicamente “amiche” degli Stati Uniti, come l’Australia.

Perché l’Australia non riconosce più Gerusalemme capitale di Israele

Oggi, il governo di Canberra, ha annunciato un dietrofront piuttosto simbolico affermando che “non riconoscerà più Gerusalemme Ovest come capitale dello Stato di Israele annullando una decisione controversa del precedente governo conservatore”. Secondo il ministro degli Esteri australiano, Penny Weng, “quella di Gerusalemme è una questione di statu che dovrebbe essere risolta nell’ambito di un negoziato di pace tra Israele e il popolo palestinese”. In pratica l’Australia non ha fatto altro che ribadire un concetto sacrosanto, esattamente lo stesso espresso nel 2017 dal presidente francese.

Furia israeliana

Il netto cambio di rotta di Canberra, come prevedibile, non è affatto piaciuto al governo di Israele, che ha convocato per oggi l’ambasciatore australiano. “Alla luce del modo in cui è stata presa la decisione in Australia, come risposta affrettata a notizie errate nei media, possiamo solo sperare che il governo australiano gestisca altre questioni in modo più serio e professionale”, si legge in una nota del primo ministro Lapid, citata dal Times of Israel. “Gerusalemme è la capitale eterna dell’Israele unito e nulla lo cambierà mai”, ha tuonato il premier israeliano. Per poi bollare come “considerazioni politiche miopi” quelle di Canberra, asserendo che “quello che è successo in Australia è stato un cambio di leadership” che ha dettato a sua volta un cambio di approccio nei confronti di Israele.

Eugenio Palazzini

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