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Roma, 8 gen – Il quotidiano libanese al Akbar, molto vicino a Hezbollah, dopo l’attacco iraniano stamani non ha avuto dubbi nel titolare così: “La guerra di liberazione è cominciata”. In estrema sintesi, sono parole che delineano l’aria che si respira in questo momento nel mondo sciita. Lo stesso giornale si è però spinto oltre, pubblicando una mappa della regione del Golfo in cui sono indicati i probabili “obiettivi” che l’Iran potrebbe a breve colpire. Si tratta di quattro basi americane: quella di Udayd in Qatar, quella di Ali Salem in Kuwait, quella navale in Bahrain e quella aerea di Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. Non sono ovviamente le uniche basi statunitensi in Medio Oriente, ma è chiaro che come assicurato dalla Repubblica islamica l’operazione “Soleimani Martire” non si fermerà al colpo inferto oggi agli Stati Uniti e dunque questi siti militari potrebbero sul serio essere nel mirino di Teheran.



Gli altri obiettivi nel mirino iraniano

Certo, non è neppure da escludere un’improvvisa e auspicabile tregua dettata da un cambio di rotta di Washington a livello diplomatico, ma l’uccisione del generale iraniano più influente (e amato dagli sciiti) è una mossa verosimilmente destinata a scatenare reazioni incrociate non solo nelle prossime ore, ma anche a medio e lungo termine. L’Iran al momento sembra deciso a non arrestare la rappresaglia e potrebbe prendere di mira svariati obiettivi americani, oltre a quelli identificati dal quotidiano libanese. Basti considerare il numero di soldati statunitensi impegnati nell’operazione “Inherent Resolve”, entrata in atto nel 2014 dopo una formale richiesta di intervento agli Usa da parte del governo di Baghdad.

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Soltanto tra Siria e Iraq ci sono ad oggi 5.200 soldati americani sul campo e non sono affatto drasticamente diminuiti dopo il ritiro delle truppe voluto da Trump. Nella stessa area del Medio Oriente, nel 2014 c’erano 1484 soldati Usa. Un notevole incremento vi fu nell’anno successivo, il 2015, con 4231 militari a stelle e strisce. Nel 2016 erano 4626 ma il picco massimo si raggiunse nel 2017 con 7.402 soldati sul campo, scesi poi a 5200 negli anni 2018 e 2019. In pratica le truppe americane si sono soltanto parzialmente ritirate dall’area rispetto a tre anni fa, ma sono aumentate dall’inizio della guerra contro l’Isis. Una presenza dunque ancora decisamente significativa e che l’Iran potrebbe rendere oggetto della propria vendetta.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. ..,.sembra che il gov. iraniano, abbia avvertito gli americani dell’imminente attacco missilistico per evitare vittime tra i militari usa….una guerra da barzelletta…figura di m***a…

  2. Interessante intravvedere nella cartina alcuni stati mussulmani ex URSS, diretti per lo più da “satraponi”, per i quali gli USA sono stati un passaggio naturale… Si sono passati il controllo dei mussulmani di troppo? E delle loro risorse? Mah…

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