Il Primato Nazionale mensile in edicola

Beirut, 5 ago – Aggiornamento da Beirut. Continua ad essere di oltre 4.000 feriti e più di cento morti il bilancio delle terribili esplosioni avvenute ieri al porto di Beirut.
Spaventosa la prima rudimentale stima dei danni provocati dalle deflagrazioni: dai 3 ai 5 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dal governatore di Beirut, Marwan Abboud. Cifre disastrose anche per quanto riguarda gli sfollati, che sarebbero «più di 300.000».

Sono invece centinaia i cittadini dispersi e di cui i parenti hanno denunciato la scomparsa. Lo riporta il ministro della Sanità libanese, Hamad Hassan, annunciando l’allestimento di 6-8 ospedali da campo provenienti da Qatar, Iran, Kuwait, Oman e Giordania. Delle strutture ospedaliere cittadine, 4 sono fuori uso perché direttamente investite dall’esplosione. Quelle in funzione sono letteralmente assediate dai feriti, tanto da costringere il personale a curare i pazienti nei parcheggi degli ospedali o tra le macerie degli stessi. Al Arabiya riporta del personale medico sanitario impegnato a sgomberare le strade dalle macerie.

Le vittime estere

Tra le vittime non originarie del Libano ci sono un cittadino australiano e due delle Filippine. Feriti anche «tra il personale dell’ambasciata» tedesca, ha reso noto il ministero degli Esteri di Berlino. «Tenuto conto dei danni considerevoli nella zona urbana di Beirut non possiamo escludere per ora che altri cittadini tedeschi possano essere tra i morti e i feriti». Gravemente ferita anche la moglie dell’ambasciatore olandese in Libano.

Il nitrato d’ammonio

Sembra ormai ufficiale che a provocare le esplosioni sta stato un carico di nitrato di ammonio di oltre 2700 tonnellate, conservato in un magazzino nei pressi del porto dopo aver subìto una confisca nel 2014. Alla magistratura libanese i funzionari della dogana notificarono per sei volte che il deposito di nitrato era pericoloso, chiedendo il trasferimento del materiale. La richiesta venne ignorata. Lo ha riferito all’emittente televisiva Lbci il direttore generale delle dogane libanesi, Badri Daher. «Sapevamo che c’erano materiali pericolosi ma non fino a questo punto», ha affermato uno dei responsabili del porto, sostenendo che non c’erano esplosivi immagazzinati nelle prossimità del di nitrato di ammonio deflagrato ieri. Tutti gli ufficiali dell’autorità portuale di Beirut sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa di un’indagine sull’esplosione. La decisione è stata presa durante una riunione d’emergenza del governo.

Scontri

Il verificarsi di scontri tra manifestanti di opposte fazioni politiche nel pomeriggio di oggi non ha fatto altro che peggiorare la situazione nella capitale libanese. In particolar modo scontri sono tutt’ora in corso tra i sostenitori dell’ex premier Saad Hariri e altri manifestanti. Secondo quanto riportato dai media locali, i sostenitori di Hariri avrebbero preso d’assalto un centro di aiuti organizzato da alcuni residenti per raccogliere vestiti e coperte da destinare agli sfollati.

La solidarietà europea

L’Unione Europea ha immediatamente attivato il Meccanismo di Protezione civile in aiuto del Libano. L’Unione dispiegherà «oltre 100 vigili del fuoco altamente addestrati a gestire queste situazioni, con unità cinofile ed equipaggiamento, specializzati nella ricerca e nel soccorso in contesti urbani», ha spiegato il Commissario per la gestione delle crisi, Janez Lenarcic. «L’Ue ha anche attivato il sistema di mappatura satellitare Copernicus per aiutare le autorità libanesi a definire l’estensione dei danni», ha aggiunto. «Siamo con il Libano ed il suo popolo e siamo pronti a mobilitare altri aiuti».

Sono in partenza dall’Italia «due velivoli C130 dell’Aeronautica Militare che trasporteranno in Libano otto tonnellate di materiale sanitario e squadre dei Vigili del Fuoco e della Difesa specializzate in ambienti NBCR ed esperti della valutazione del danno agli edifici coinvolti» fa sapere la Protezione Civile con una nota.

Chi è stato?

Dirigenti militari Usa ritengono che la deflagrazione sia stata un attacco, presumibilmente una bomba. Questa l’opinione del presidente Trump. «Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, secondo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo», ha spiegato Trump annunciando che gli Usa aiuteranno il Libano.

Alcune fonti di Hezbollah citate dall’Adnkronos parlano dell’esplosione come di un sabotaggio perpetrato dallo Stato di Israele. Subito dopo la tragedia, però, Israele aveva subito negato ogni coinvolgimento, e aveva addirittura offerto al Libano aiuti umanitari e assistenza medica. Il ministro degli Esteri israeliano Gabi Ashkenazi ha commentato l’accaduto specificando che la causa dell’esplosione sarebbe accidentale: «Stiamo seguendo gli sviluppi di queste ore in Libano. Non capisco perché mettiate in dubbio che si sia trattato di un incidente come hanno dichiarato le fonti ufficiali», ha dichiarato all’emittente Channel 12. A prescindere da tutto, però, il primo ministro libanese Hassan Diab ha già affermato in diretta tv che «questa catastrofe non passerà senza colpevoli, i responsabili pagheranno un prezzo».

Cristina Gauri

2 Commenti

Commenta