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Bengasi, 6 lug – Il Generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico e uomo forte dell’est del Paese, ha dichiarato che Bengasi è libera: “Il comando generale dell’esercito nazionale libico ha annunciato oggi la ripulitura definitiva della città di Bengasi, nell’est della Libia, dai terroristi”, scrive il sito dell’emittente Sky News Arabiya citando il generale.



Dopo tre anni di combattimenti contro gli islamisti legati ad al-Qaeda in quella che venne chiamata l’Operazione Dignità, quindi, Haftar ha liberato la seconda città più importante del Paese.

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Il bilancio degli scontri delle ultime 48 ore, che hanno portato alla liberazione, è di 12 morti e 44 feriti, soprattutto nei quartieri di al Sabri e al Wasat al Bilad, nel centro di Bengasi. La liberazione dagli islamisti è stata festeggiata con fuochi d’artificio e Haftar ha dichiarato in un discorso tv: “Bengasi entrerà in una nuova era di stabilità, prosperità e pace. Gli sfollati torneranno a casa”.

Con la vittoria di Haftar sugli islamisti il governo libico di Tripoli retto da al-Serraj, quello riconosciuto dalla Comunità Internazionale, è in una posizione sempre più svantaggiata e vulnerabile. Perché appare chiaro che a lottare contro l’islamismo sia ormai solo il generale che rappresenta il governo di Tobruk, che si pone come unico interlocutore valido anche per la gestione dell’emergenza migratoria. Perché un governo capace di mettere un freno alla partenze dalle coste libiche, come promette Haftar, usando anche la forze se necessario, sarebbe un aiuto non da poco per i governi europei. Naturalmente il governo italiano, lungimirante come sempre, appoggia al-Serraj.

Il generale Haftar, uno dei protagonisti della crisi libica, è sostenuto dall’Egitto e soprattutto dalla Russia. Nel corso degli anni, dalla caduta di Gheddafi, le sue capacità diplomatiche oltre che militari lo hanno portato a tessere relazioni importanti a livello internazionale. Negli ultimi tempi, visto lo stallo in cui versa il Paese, da più parti si stanno moltiplicando gli appelli per un suo coinvolgimento nelle trattative che possano portare a una soluzione del caos nel Paese.

Anna Pedri

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