Tallinn, 6 lug – “Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”. Questa la dichiarazione, che non lascia margine di dubbio, del ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere al suo arrivo a Tallinn per il vertice informale sulle questioni relative all’emergenza immigrazione. Il vertice è stato preceduto da una riunione a Parigi, domenica sera, dalla quale il ministro dell’interno italiano Marco Minniti era uscito fiducioso. Ma sulla scorta di quanto dichiarato dalla Germania, anche gli altri ministri degli Interni si sono accodati nel dire che i loro porti non verranno aperti.

Un’altra doccia fredda, quindi, per l’Italia. L’Europa è unita ma è contro il nostro Paese, che si vede sempre più solo nell’affrontare l’invasione degli immigrati che vengono scaricati dalle navi delle ong che battono bandiera di altri Stati europei. È partito malissimo il vertice che doveva prendere in considerazione la proposta italiana di condividere con altri Stati l’accoglienza dei migranti salvati nel Mediterraneo.

Dopo il ministro tedesco, anche quello per l’Asilo e la politica migratoria del Belgio, Theo Francken, ha detto più o meno la stessa cosa: “Non credo che il Belgio aprirà i suoi porti ai migranti salvati nel Mediterraneo”. E poi quello spagnolo Juan Ignacio Zoido: “L’Italia ha chiesto aiuto, e noi vogliamo dargliene, ma i porti della Spagna sono sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale, aumentata del 140%, che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”.

Chiara anche la posizione dell’Olanda: “Aprire più porti non risolverà il problema. Bisogna pensare al ruolo che i porti africani potrebbero avere”, dice il ministro per la Sicurezza e Giustizia olandese Stef Blok riferendosi a porti come quelli di Tunisia ed Egitto.

Le dichiarazioni fin qui esposte sono quanto dichiarato dai vari ministri all’arrivo in Estonia, e si tratta di dichiarazioni informali. Difficile però pensare che le posizioni ufficiali cambino radicalmente e i Paesi Europei aprano i loro porti. È quindi ormai assodato che all’Europa dell’Italia non importa gran che. Le riconosce il merito di sobbarcarsi oneri molto maggiori degli altri Stati membri, ma la cosa finisce lì. Egoismo? Forse. Di sicuro, però, la politica di accoglienza indiscriminata attuata dall’Italia nei confronti degli immigrati si sta commentando da sola. Soprattutto se si tiene conto delle dichiarazioni dell’ex ministro degli Esteri e leader radicale Emma Bonino, che ha rivelato come nel 2014 sia stata proprio l’Italia a chiedere che tutti gli sbarchi avvenissero sulle nostre coste, mediante la missione Triton.

E proprio a proposito di Triton, il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos arrivando alla riunione dei ministri dell’Interno a Tallinn, ha dichiarato che la missione non si tocca, dato che il suo mandato è ben definito: “Si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già concordato. Fanno già un lavoro molto buono”. Più chiaro di così.

Anna Pedri

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