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Berlino, 21 dic – Secondo il quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung, la polizia tedesca, assieme alle forze dell’ordine dei principali paesi europei, ha lanciato una caccia all’uomo per catturare il killer che ha colpito il mercatino di Natale di Berlino. Sempre secondo la Zeitung si tratterebbe di un tunisino di 24 anni, Anis A. (Amri, stando a quanto riportato da alcuni quotidiani tedeschi), giunto in Italia nel 2012 e poi la Germania nel 2015. Il presunto attentatore tunisino è stato fermato lo scorso agosto dalla polizia tedesca con un falso documento d’identità italiano a Friedrichshafen, cittadina sul lago di Costanza al confine con la Svizzera. Al momento del fermo risultava registrato in un centro per chiedenti asilo a Emmerich sul Reno, nell’area di Kleve, al confine con l’Olanda, ma il domicilio era stato revocato dalle autorità. Il tunisino, recentemente radicalizzato, avrebbe utilizzato “almeno 12 nomi falsi” tra cui “un nome egiziano”, stano a quanto riportato dalla tv N24.

Il ministro dell’Interno Thomas de Maizière ha dichiarato che nei suoi confronti “è stato emesso un mandato di cattura per la Germania e per tutta l’area Schengen, quindi anche per l’Europa”. A bordo del camion sequestrato per la strage sarebbe stato ritrovato, secondo le autorità tedesche, un permesso di soggiorno a lui intestato. Sembra inoltre che Anis A. doveva essere espulso dalla Germania proprio per sospetti legami con il jihadismo e in particolare con ambienti salafiti e legati all’Isis, ma i documenti necessari per l’espulsione sarebbero arrivati soltanto oggi. A dirlo, durante una conferenza stampa tenutasi questa mattina, è stato il ministro dell’Interno del Nordreno-Vestfalia Ralf Jaeger.

Adesso è caccia all’uomo in tutta Europa, un’Europa che ha dimostrato evidenti falle nel sistema di controllo sulle richieste di asilo e che non riesce neppure ad espellere immediatamente un immigrato legato ad ambienti terroristici.

Ore 18 – L’identità del ricercato per la strage di Berlino è stata rivelata per intero: si tratta del tunisino Anis Amri. La polizia federale ha diramato le generalità del sospetto aprendo così una caccia pubblica. Nel frattempo il Ministero dell’interno si è scusato per aver twittato l’hashtag “tunisino” che aveva scatenato l’ira dei gendarmi del politicamente corretto. Anche in questi casi, a quanto pare, non si riesce a essere seri di fronte alle più elementari regole di una caccia all’uomo, che prevedrebbe la conoscenza esatta dell’identikit del sospetto. La polizia federale ha fissato una taglia fino a 100 mila euro per chi fornirà informazioni precise sul ricercato.

Eugenio Palazzini

3 Commenti

  1. a margine dell’interessante articolo…adesso è anche vietato dire “tunisino” ? eppure a guardarlo bene non sembra un discendente di Miyamoto Musashi.

  2. Orribili i piagnistei della stampa schierata persino ‘Il Giornale” parla di movimenti sovranisti ed identitari come islamofobi!
    Per non parlare dei TG Orribile propaganda dell’ intellighenzia mondialista immigrazionista. Ci aspettano tempi duri di lacrime e sangue, ma anche di onore e Vittoria se sapremo e vorremo combattere questa viscida inversione islamica.
    Saldi nella fede e nella nostra cultura prevarremo sugli islamici assassini e su coloro che a loro si vendono. Politicanti in primis. Alleviamo una stirpe migliore di noi e facciamo in modo che si sentano sempre minacciati che sia per un velo o la barba o il cibo. Questa è Casa nostra e non molleremo senza lottare.

  3. Sarà di sicuro un S.Natale migliore anche se le vittime non torneranno in vita, grazie a due poliziotti che hanno fatto bene il proprio dovere, mandando all’inferno un porco assassino. Grazie alle forze dell’ordine alle quali auguro un buon Natale ed una pronta guarigione all’agente ferito. Ora rivoltare come un calzino le moschee ed i centri islamici in Lombardia. Cacciare chi non è in regola o predica odio contro di noi.

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