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Washington, 7 nov – Come era prevedibile, i media Usa schierati con i dem hanno decretato la vittoria di Joe Biden, con lo spoglio che è ancora in corso. Anche i nostri principali quotidiani e siti d’informazione si sbilanciano e titolano (in taluni casi con esultanza smodata) sul 46 esimo presidente Usa. Dal canto suo, Donald Trump avverte: “Le elezioni non sono finite“. A scatenare i giornali e le tv filo-Biden è stata una proiezione della Cnn, secondo cui il candidato dem avrebbe vinto in Pennsylvania, uno degli Stati-chiave ancora in ballo insieme ad Arizona, Nevada e Georgia. Nel conteggio finale calcolato dai giornali e dai siti di informazione online Biden arriva quindi a 284 voti elettorali, oltre i 270 grandi elettori necessari per ottenere la maggioranza. Ma Trump non si arrende e continua la sua battaglia legale: “Il sistema è corrotto, i democratici vogliono rubarci le elezioni. Con i voti legali, abbiamo vinto largamente. Ma stanno contando anche i voti illegali, stanno manovrando per truccare i risultati. Stiamo facendo ricorso in molti posti e la questione finirà davanti alla Corte Suprema“, ha annunciato. Il presidente ribadisce: “Non si possono contare le schede spedite dopo il giorno delle elezioni”. Certo è che sulla carta Biden ha vinto. Ma il punto è: ha vinto imbrogliando? E’ questo che contesta il presidente Usa. E forse ci vorranno giorni per sapere come andrà a finire.

In Pennsylvania voti ricevuti dopo il 3 novembre contati a parte

Dal canto suo, il giudice della Corte Suprema Samuel Alito ha ordinato alla Pennsylvania di separare, e contare a parte, tutte le schede ricevute dopo l’Election Day del 3 novembre. L’ordine, che ricalca quelle delle massime autorità elettorali della Pennsylvania, arriva in risposta ad un ricorso del Partito repubblicano ed è motivato in parte dai suoi dubbi sul rispetto delle linee guida del segretario di Stato Kathy Boockvar, un democratico, al quale Alito ha chiesto una risposta entro sabato pomeriggio (ora americana), e che ha girato poi la questione all’intera Corte suprema per eventuali altre decisioni.

Ecco come funziona il riconteggio dei voti

Trump potrà chiedere il riconteggio dei voti e a quanto pare è assolutamente intenzionato ad avvalersi di questa opzione. Il punto è che ogni Stato ha delle modalità diverse: in Arizona, per esempio, la legge richiede un riconteggio obbligatorio quando lo scarto fra i due candidati è inferiore all’1%. In Georgia, invece, un candidato può richiedere il riconteggio, ma solo se il margine è ancora più stretto, inferiore allo 0,5% dei voti. In Nevada chi perde le elezioni può richiedere il riconteggio entro tre giorni lavorativi, coprendo però il costo delle operazioni. Qui non è necessario avere alcun tipo di margine tra i due candidati. In Pennsylvania, se il margine è inferiore allo 0,5% dei voti, la legge obbliga a indire un riconteggio entro il 12 novembre. In Wisconsin, infine, la legge permette di chiedere un riconteggio quando il margine tra i due candidati è inferiore all’1%. A livello federale il limite per risolvere le questioni relative al riconteggio è l’8 dicembre.

In quella data gli Stati devono certificare i voti e designare i loro grandi elettori. Poi il 15 si riunisce il Collegio elettorale per nominare formalmente il presidente. Il 6 gennaio 2021 il Congresso riconta i voti e dichiara formalmente chi è il vincitore. Infine, il 20 gennaio a mezzogiorno, entra in carica il nuovo presidente.

Adolfo Spezzaferro

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