Roma, 22 mag — Arriva la pubblicazione, da parte del Ministero degli esteri russo, di una lista contenente i nomi di 963 cittadini americani a cui viene inibito l’accesso nella Federazione in reazione al comportamento ostile delle autorità americane contro Mosca dall’inizio della invasione in Ucraina. Peccato che tra i nomi figurino politici come il senatore John McCain, già candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, che come tutti sanno, o dovrebbero sapere, è morto nell’agosto del 2018. Non pago di vietare l’accesso ai morti, il Cremlino sanziona anche star di Hollywood, come l’attore Morgan Freeman. Più i prevedibili e consueti i divieti opposti a politici e giornalisti.

Chi c’è nella lista dei mille «non graditi»… 

Il nome più noto, e non può sorprendere, è quello dell’attuale Presidente in carica Joe Biden: d’altronde, al di là del sostegno diplomatico, bellico e di intelligence fornito agli Ucraini, a indispettire molto i russi sono state le dichiarazioni di Biden che ha definito Putin «un macellaio», adombrando in alcuni casi anche l’ipotesi di un regime change a Mosca.

…e chi manca

Ma più che i presenti nella lista, a far discutere e certamente a innescare roventi polemiche politiche sono gli esclusi: ovvero tutti quei soggetti, politici, giornalisti, intellettuali, americani che per ora le autorità russe sembrano aver ‘graziato’, continuando a consentire loro, ipoteticamente, l’ingresso sul territorio russo. Tra questi, spicca il nome dell’ex presidente Donald Trump: e c’è da scommetterci che dopo le infuocate polemiche sulle influenze russe che ne avrebbero propiziato addirittura l’elezione, il mancato divieto di accesso in Russia sarà senza dubbio mediaticamente e politicamente cavalcato dai suoi avversari e detrattori per gridare alla conferma delle ingerenze russe.

E che la polemica sia destinata a infuriare lo si capisce continuando a scorrere la lista e rendendosi conto di come l’unico esponente dell’amministrazione Trump ad essere sanzionato sia l’ex segretario di Stato Mike Pompeo. I russi sembrano aver voluto graziare praticamente qualunque esponente del mondo mediatico e politico di sponda conservatrice, come nel caso della Fox News, ai cui giornalisti non è stato inibito in alcun modo l’accesso su suolo russo.

Strane incoerenze

Curiosi i meccanismi selettivi che hanno poi colpito i rappresentanti parlamentari: nella lista nera sono finiti la speaker della Camera Nancy Pelosi, il capo della maggioranza democratica al Senato Chuck Schumer e anche quello della minoranza repubblicana alla Camera Kevin McCarthy, ma sorprendentemente non il leader della minoranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell. Non stupisce, chiaramente, trovare nella lista il nome del segretario di Stato Antony Blinken, quello del capo del Pentagono Lloyd Austin, quello dell’ex segretario di Stato Hillary Clinton, e quello di Jen Psaki, fino a qualche giorno fa portavoce della Casa Bianca. Tra i giornalisti, se vengono risparmiati quelli della Fox analoga sorta non ha riguardato i colleghi di Cnn e Abc che invece vengono colpiti dalla sanzione. Nella lista non potevano mancare inoltre il patron di Microsoft, Bill Gates e quello di Facebook, Mark Zuckerberg.

La lista si estende ai canadesi

Non di soli americani è però composta la lista nera stilata dai russi: infatti il divieto di accesso in Russia colpirà anche la moglie del premier canadese, Sophie Trudeau. Gli esponenti istituzionali canadesi a cui i russi hanno vietato l’ingresso nel loro Paese ammontano a 26. «In risposta alle sanzioni antirusse canadesi contro i militari e dirigenti di alto rango — comunica il ministero degli esteri russo, citato da Gazeta Izvestiia — la Russia vieta in maniera permanente l’entrata nel paese a categorie analoghe dei canadesi». Oltre alla moglie di Trudeau nella lista figurano anche l’imprenditore Felix Marzel e del giornalista del NY Times Graham Bowley. E secondo fonti russe, a breve queste sanzioni saranno implementate e altri nomi di cittadini canadesi verranno aggiunti alla lista attuale.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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