Roma, 11 ago – Esattamente un anno fa, su questo giornale, riportavano una apparentemente singolare notizia: Jeff Bezos, Bill Gates e Michael Bloomberg a caccia di minerali in Groenlandia. Già, sembrava di leggere un fumetto, pareva proprio la storia di Paperon de’ Paperoni alla ricerca di pepite d’oro nel Klondike. Ma in fondo la fantasia, almeno in quel caso, non si discostava troppo dalla realtà. Si trattava pur sempre di miliardari e di esplorazioni, con la corsa all’oro sostituita dalla ricerca di metalli come nichel, rame, cobalto e platino. Tutti materiali preziosissimi che la società di esplorazione mineraria KoBold Metals, sostenuta da una serie di nababbi – tra i quali appunto Bezos e Gates – aveva annunciato già nel 2021 di voler trovare nell’isola di ghiaccio.

Perché Bill Gates e Jeff Bezos sono finiti in Groenlandia

Adesso, un anno dopo l’annuncio, la caccia al tesoro è iniziata davvero. Gli uomini più ricchi del mondo puntano tutto sulla Groenlandia, sempre meno ghiacciata per via anche del cambiamento climatico, e iniziano a sfruttare i giacimenti stracolmi di minerali rari. Tra questi ultimi ve ne sono di fondamentali ad esempio per le auto elettriche e per le batterie indispensabili a immagazzinare energia rinnovabile. In particolare nichel e cobalto, come ammesso da Kurt House, Ceo della sopra menzionata KoBold Metals: “Stiamo cercando un giacimento che sarà il primo o il secondo giacimento di nichel e cobalto più significativo al mondo”.

La californiana KoBold Metals impiega sistemi basati sull’intelligenza artificiale e machine learning per portare avanti le proprie ispezioni. Ha inoltre firmato un accordo con Bluejay Mining, sostenuta da Breakthrough Energy Ventures, un fondo per il clima e la tecnologia, a sua volta sostenuto dal cofondatore di Microsoft Bill Gates, da Michael Bloomberg, dal fondatore di Amazon Jeff Bezos e da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, il più grande hedge fund al mondo.

Nessun complotto, parliamo di un club di miliardari che ha semplicemente fiutato l’ennesimo affare. Perché le auto elettriche, destinate a prendere sempre più campo, necessitano di materie prime in buona parte diverse rispetto a quelle impiegate per le automobili tradizionali. Quindi gli uomini più ricchi del pianeta puntano ad arrivare primi in un territorio potenzialmente stracolmo di queste risorse. Magari sfruttando gli effetti proprio dei cambiamenti climatici di cui tanto si parla – spesso a vanvera – e alla faccia delle terre pressoché incontaminate.

Eugenio Palazzini

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