Roma, 17 dic – “La prima vittima della guerra è la verità”, recita l’adagio, e poche volte nella storia ciò si è dimostrato vero come nel pluriennale conflitto in Siria. E se i media russi e del governo legittimo siriano non hanno certamente brillato per imparzialità, ebbene i media occidentali, turchi, israeliani, sauditi e i “centri di informazione” vicini ai ribelli siriani, hanno in questi anni, se non battuto, quantomeno fatto vacillare ogni record di plateale tendenziosità nel riferire – o inventare di sana pianta – notizie dal fronte. Un resoconto estensivo delle faziosità della stampa occidentale sarebbe pressoché sterminato, quindi ci limiteremo a un breve florilegio a uso del lettore avvertito, iniziando con…

bugie sulla SiriaLe “Barrel Bombs”. Come pochi barili rozzamente imbottiti di esplosivo sganciati da elicotteri siano potuti diventare delle “armi di distruzione di massa ammazza bambini”, è uno dei capolavori della propaganda anti Assad da una parte, e un tributo alla più o meno interessata dabbenaggine di un certo pubblico radical-chic dall’altra. I primi a riscuotersi da questa lobotomizzazione, a onore del vero, sono stati blogger e giornalisti d’inchiesta USA, che hanno comparato l’efficienza di queste armi improvvisate, e i numeri impiegati nei combattimenti urbani nelle città siriane contese, ai bombardamenti aerei con bombe e missili convenzionali da parte dell’aviazione siriana lealista e russa, e ai “danni collaterali” degli attacchi aerei della Coalizione a guida americana. Secondo l’Human Rights Watch (HRW), infatti, nel 2014-2015 sono state lanciate su Daraa e Aleppo 1.450 “Barrel Bombs”, causando 3.185 vittime, dei quali una buona parte terroristi/ribelli. Anche prendendo per buoni questi dati di questa parzialissima organizzazione, ciò dà come risultato circa 2 morti per singola bomba. Non un’arma così terribilmente efficiente quindi, considerando poi che nel conflitto siriano il rapporto vittime civili : vittime militari è di circa 2 : 1; meno vittime civili quindi che nel conflitto USA-Iraq (3 : 1) o dell’operazione “Piombo Fuso” (4 : 1)… e dove il rapporto generale tra vittime palestinesi e israeliane, era un siderale 100 (CENTO) : 1. Non si capisce poi quale autorità morale abbiano i governi occidentali, e statunitensi e israeliani in particolare, per stigmatizzare l’uso delle “Barrel Bombs”, peraltro più frutto dell’improvvisazione in mancanza di altri armamenti di caduta che di una scelta tattica siriana, quando i primi si sono distinti nel bersagliare civili, militari e irregolari afghani, iracheni, serbi, palestinesi con armi quali fosforo bianco, uranio impoverito, DIME, etc.

Gli “ospedali pediatrici” di Alebugie sulla Siriappo. Questi, e i normali ospedali, sono stati, secondo i media occidentali, gli obiettivi standard dell’aviazione siriana e russa e dell’artiglieria siriana. Il primo dato da tener conto è il tempismo dei resoconti di questi presunti bombardamenti, perfettamente sincronizzati con i successi delle forze armate lealiste, e con un apice nel momento di svolta della battaglia, a oscurare la VERA notizia, ossia l’imminente vittoria dell’esercito siriano, e l’appoggio di gran parte della popolazione assediata. Il secondo, è il banale calcolo del numero di presunti ospedali, cliniche pediatriche, etc. bombardate, largamente superiore alle strutture esistenti PRIMA della guerra.

I presunti bombardamenti mirati di Assad sulla popolazione civile di Aleppo. I media occidentali non mancano mai di sottolineare l’impronta chiaramente “criminale” dei bombardamenti siriani lealisti, come se fossero rivolti esclusivamente sui civili, e dei combattimenti delle unità di terra di Assad in generale. Ora, se il campo di battaglia di una guerra moderna supera in letalità qualunque conflitto precedente, viste le armi ad alto rateo di tiro e distruttività impiegate, il combattimento urbano lo è ancor di più. È quindi veramente un pio desiderio, o meglio uno straordinario esercizio di faziosità, pretendere che dei reparti combattenti casa per casa, strada per strada, appoggiati da corazzati, aerei e artiglieria non coinvolgano i civili nella zona di guerra negli scontri, che una delle parti si astenga dall’usare massicciamente l’appoggio aereo se è un asset che possiede, o che delle “tregue” possano durare più di qualche ora. Gli esempi di Stalingrado nel 1942 o di Berlino nel 1945 dovrebbero essere un monito anche per il più disattento spettatore, ma negli ultimi tempi si sono potute spesso notare delle situazioni che fanno passare l’Orwell di 1984 per un inguaribile ottimista. Degno di nota anche il fatto che le vittime civili nei settori lealisti sono quasi sempre ignorate dai media mainstream.

I vari “bambini vittime dei bombardamenti”. Il conflitto è stato un vero e proprio generatore automatico di “fotografie che hanno commosso il web”, peccato che la maggior parte, propalate dai soliti “centri di informazione democratica siriani”, comodamente basati a Londra, si siano dimostrate immagini autentiche sì, ma di altre guerre, o addirittura clip da film (!), o se non immagini posate quantomeno “aggiustate” scenograficamente dall’opposizione siriana. Come il caso di quell’orfano siriano che in realtà non era siriano e non era neanche orfano.

bugie sulla SiriaBana Alabed, la star di Twitter. Altra bambina la cui vicenda “ha commosso il web”, Bana twitta messaggi anti Assad dalla Aleppo ribelle. La sua residenza nella zona è stata certificata da fonti indipendenti, tuttavia, è evidente che il suo account sia impiegato da altre persone (talmente evidente che basterebbe leggere l’impressum dello stesso profilo Twitter… dove è chiaramente riportato “Account managed by mom”). Non si spiegherebbe infatti altrimenti la dimestichezza con la corretta denominazione e funzioni di enti e organismi internazionali, e delle innumerevoli personalità politiche abitualmente citate dalla bambina, che avrebbe ora soli 7 anni.

bugie sulla SiriaLa blogger lesbica da Damasco. La storia di Amina Abdallah Araf è un’altra di quelle che hanno “commosso il web”. La coraggiosa blogger siriana di “A Gay Girl in Damasco” ha raccontato per mesi la vita di questa indomita trentasettenne con doppia cittadinanza statunitense e siriana che da Damasco viveva con fierezza il suo essere gay e raccontava le atrocità della repressione del regime. Il blog si è chiuso con le scuse del vero gestore, Tom MacMaster,  un quarantenne americano che aggiornava il blog da Edimburgo.

L’efficienza dell’esercito siriano lealista. Anche in questo caso, l’oscillare della valutazione da parte dei media occidentali varia a seconda della convenienza del momento: da una spietata e folgorante macchina da guerra facente passare come dei dilettanti i Pretoriani dell’Impero Romano o le Panzer-Division delle SS, a un guazzabuglio di renitenti alla leva e disertori. La verità sta da qualche parte nel mezzo: senza voler stendere un trattato storico-militare sulle performance degli eserciti del vicino e medio oriente, diremo che l’esercito siriano in azione non si discosta troppo dallo standard di altri eserciti arabi di quel teatro e limitrofi in guerra (guerre arabo-israeliane, Iran-Irak, Desert Storm…): a reparti d’élite motivati e solitamente ben guidati si sommano unità di coscritti, con armamenti di qualità variabile, e il cui rendimento dipende da diversi fattori. Detto questo, e considerato come il perdurare del conflitto tenda ad acuire queste differenza e difficoltà, l’esercito siriano e le milizie collegate rimangono in linea di massima un avversario da non sottovalutare.

I “White Helmets”. Gli “Elmetti Bianchi” rappresentano uno dei must di questa sommaria panoplia delle armi propagandistiche anti Assad. Ennesima ONG farlocca a presentarsi nel conflitto, raggruppa parecchi terroristi e ribelli delle frange più settarie, positivamente e più volte identificati. La dice lunga sulla posizione equilibratissima dell’Unione Europea la dichiarazione di un membro di una delegazione dei “White Helmets”, il quale, durante una conferenza al Parlamento Europeo di Bruxelles, ospite di una ONG diplomatica, dichiarava: “Dicono che siamo terroristi, ma non lo siamo, e la prova è che sono qui a parlare al Parlamento Europeo”. Appunto.

Andrea Lombardi

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