La Paz, 11 nov – Le indiscrezioni circolate fino a ieri sera in merito ad una possibile fuga all’estero di Evo Morales non corrispondono a realtà. Nessun aereo presidenziale diretto in Argentina o in Messico, per lui, che è ancora in territorio boliviano, c’è un mandato d’arresto. E’ stato lo stesso presidente boliviano ad confermarlo su Twitter. Morales, dimessosi domenica dopo aver capito di non poter più contare sul sostegno di esercito e polizia, ha anche annunciato che “gruppi violenti” avrebbero preso d’assalto la sua abitazione. A dare la notizia del mandato di arresto per Morales è stato Luis Fernando Camacho, a capo dei comitati che hanno chiesto e ottenuto le dimissioni del presidente. Le autorità boliviane starebbero cercando Morales a Chapare, nel dipartimento di Cochabamba.

Gli arresti per i presunti brogli elettorali

Di vero rispetto all’ipotizzata fuga di Morales c’era solo l’offerta di asilo politico giunta dal Messico, formulata dal ministro degli Esteri, Marcelo Ebra. Al momento venti funzionari governativi vicini al presidente avrebbero trovato rifugio presso l’ambasciata messicana a La Paz. Non hanno avuto la stessa fortuna Maria Eugenia Choque e Antonio Costas, ex presidente ed ex vicepresidente del Tribunale supremo elettorale, arrestati dalla polizia per le presunte frodi e brogli elettorali relativi alle ultime elezioni del 20 ottobre scorso, che hanno portato alla contestata riconferma di Morales. A denunciare la presunta irregolarità del voto era stata l’Osa, l’Organizzazione degli Stati americani che aveva chiesto la ripetizione del voto.

Morales: “Il mio peccato è essere indigeno e di sinistra”

Oltre al Messico anche il Venezuela si è schierato al fianco di Morales, con il presidente Nicolas Maduro che ha denunciato gli eventi di domenica definendoli un “colpo di Stato”. Parole che hanno generato reazioni nei manifestanti anti-Morales, con un gruppo di persone incappucciate che ha occupato l’ambasciata venezuelana a La Paz. Rispetto a possibili fughe Morales ha fugato ulteriormente i dubbi con una intervista a Bolivia Tv, dove ha spiegato di non “non avere ragioni per scappare” e di “non aver rubato nulla. Il mio peccato è essere indigeno, dirigente sindacale, cocalero. Essere indigeno, antimperialista e di sinistra è il nostro peccato”.

Davide Di Stefano

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