Budapest, 27 nov – Mentre in Italia le nascite sono in continuo calo, e il crollo demografico è il peggiore dall’Unità d’Italia, facendo registrare le performance peggiori tra i Paesi europei, l’Ungheria va in controtendenza. Merito delle cosiddette “risorse interne” e delle politiche di welfare adottate dal governo Orban lo scorso anno, che prevedevano un piano di aiuti alle donne ungheresi per favorire la nascita di nuovi figli per fare in modo che il tasso di fecondità totale, passi dall’attuale 1,5 figli per donna al 2,1, cioè il tasso di ricambio, entro il 2030.
Un’idea che pare abbia funzionato. Per dare un’idea, l’Ungheria lo scorso anno ha destinato il 5% del Pil, cioè oltre 6 miliardi di euro contro la metà degli altri Paesi Ocse, a politiche familiari, che hanno azzerato le tasse sul reddito per le famiglie che hanno almeno tre figli. Ma non finisce qui: lo Stato ha deciso di stanziare fino a 31mila euro per aiutare la famiglie ad acquistare una casa, oltre a finanziarne 46mila per un mutuo a tasso fisso. E poi i servizi: asili che funzionano e che sono accessibili, e congedi di paternità per stare con i propri figli.
Ecco così determinato un boom di matrimoni e di nascite, che vedono protagonisti gli ungheresi, che riescono in questo modo a invertire la tendenza europea che demanda all’immigrazione il compito di rimpolpare la demografia dei vari Paesi. Anche il ministro ungherese della famiglia, Katalin Novák, è convinta che la ricetta giusta per far ripartire la demografia sia quella di puntare sulla gente del posto, perché l’immigrazione “può alterare le radici religiose, sociali ed etniche dell’Europa”. In un’intervista al quotidiano La Verità ha spiegato che “Oggi la crescita della popolazione europea dipende esclusivamente dall’immigrazione: se va avanti così, l’Europa perderà lo scontro di civiltà”, visto che il “46% dei Paesi occidentali non sarà in grado di riprodurre sé stesso se continuerà questa tendenza”.
Anna Pedri
 
 
 

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