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Strasburgo, 27 nov – Caso archiviato. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso di chiudere il ricorso di Silvio Berlusconi contro il modo in cui gli è stata applicata la norma che prevede la decadenza in caso di condanna definitiva senza una sentenza. Quindi senza dire se i diritti del leader di Forza Italia sono stati violati o no.
Questo significa che non si saprà mai se facendo decadere il Cav dal suo seggio in Senato nel 2013, e impedendogli di presentarsi come candidato alle elezioni, comprese quelle dello scorso 4 marzo, in base a quanto previsto dalla legge Severino, l’Italia abbia violato o no i suoi diritti.
“La Corte decide di cancellare la causa dal ruolo”. Dopo cinque anni, diciassette giudici, diciannove avvocati, costi enormi, la Cedu ha preferito non pronunciarsi.
Erano stati gli avvocati del Cav a presentare la richiesta in una lettera inviata il 27 luglio in cui sostenevano che, data la riabilitazione del leader di Forza Italia da parte del tribunale di Milano, Berlusconi non aveva più interesse ad avere un pronunciamento della Corte di Strasburgo perché “non avrebbe prodotto alcun effetto positivo” per lui.
Eppure nel ricorso Berlusconi aveva affermato che la norma, che prevede la decadenza per i parlamentari condannati in via definitiva, non avrebbe dovuto essergli applicata nel 2013, perché i reati per cui era stato condannato erano stati commessi prima dell’entrata in vigore della legge. Una pena quella della perdita del suo seggio a Palazzo Madama che ha implicato anche l’impossibilità di presentarsi come candidato in tutte le elezioni.
Ora, invece, Berlusconi potrà candidarsi alle europee. A meno che – ipotesi più che remota – prima di maggio 2019 non si torni a votare per le politiche perché cade il governo gialloverde.
Adolfo Spezzaferro

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