Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 apr – Alexander Boris de Pfeffel Johnson, per gli amici Boris Johnson, non è Winston Churchill, d’accordo. Ma è Boris Johnson. Il tanto criticato Johnson, il maschilista sovranista dalle dichiarazioni politicamente scorrettissime, ha salvato la Gran Bretagna. E l’ha salvata prima di tutti. Proprio lui, la pecora nera d’Europa, il cattivissimo, il macho, quello che avrebbe portato la sua nazione nel precipizio della crisi economica non appena fuori dall’Ue. Invece, nel precipizio ci è finita l’Unione. Nel precipizio sanitario prima e nel precipizio economico poi (anche se su questo fronte gli effetti sono lungi dall’essere ancora evidenti).



Quanto terrorismo per la Brexit

Vi ricordate come Boris Johnson veniva rappresentato quando era candidato e quando combatteva contro i burocrati europei per la Brexit? E cosa di lui si diceva all’inizio della pandemia? Veniva presentato come un pagliaccio malato di mente. Di lui si sottolineavano le gag politicamente scorrette, i flirt. Si diceva che amava farsi fotografare in certe posizioni per sottolineare la sua virilità, si diceva che era depresso, che era crollato, che non reggeva alle responsabilità. Si parlava del suo abbigliamento, del suo comportamento eccentrico. E vi ricordate quanti ostacoli? Quanto terrorismo per la Brexit! Si arrivò addirittura a parlare di documenti segreti, che chissà come erano arrivati in mano alla stampa, nei quali si ipotizzava che, tempo una settimana, non ci sarebbero stati più medicinali sugli scaffali delle farmacie. E lui era sempre al centro. Lui, l’irresponsabile, il maschilista, l’uomo pieno di donne, quello con i figli illegittimi.

Black Brain

Lui, che arrivò persino a dire davanti al suo popolo ciò che tutti sapevano ma che nessuno aveva il coraggio di dire, per paura di essere etichettato come eretico: che la pandemia, misure o non misure, avrebbe sicuramente causato diversi morti, che questo era un fatto e che bisognava, purtroppo (non l’ha detto facendo un brindisi), metterlo in conto e convivere con questa consapevolezza. Altro che la retorica italiana: salveremo tutti, nessuno sarà lasciato indietro e storie simili. Cosa avvenne quando fu ricoverato per covid? Fu libidine per molti. Vedete, Boris Johnson, quello che diceva che le misure anti-covid dovevano essere ponderate, che il popolo inglese deve affrontare la pandemia con coraggio e con costanza, quello che si è rifiutato di mettere il Paese agli arresti domiciliari? Eccolo lì: spaventato, in ospedale, depresso. Vi ricordate come veniva rappresentato? Come terrorizzato, in balia della malattia, privo di capacità di reazione.

Così Boris Johnson ha messo in riga l’Ue

E poi quando uscì, quando fu dimesso? Ecco Johnson resuscitato e cambiato. Ecco, ha capito, adesso, che il covid esiste e che è pericoloso. Adesso cambierà, comincerà anche lui a chiudere. Insomma: gli è arrivato un bel castigo per essersi ribellato al pensiero dominante. Ora è stato messo in riga. Invece è lui ad aver messo in riga l’Ue, mostrando al mondo la sua abilità politica e la sua lungimiranza: misure non eccessivamente severe, attività aperte e crisi economica ridotta, vaccinazioni in tempi rapidissimi (prima anche degli Usa). Intanto l’Ue è caduta nel caos più totale, dimostrandosi inetta sotto ogni punto di vista e facendo precipitare la situazione. Nazioni che fanno accordi unilaterali, altre che nascondono dosi di vaccino,chi vuole comprare lo Sputnik, chi non lo vuole, istituzioni sanitarie in contraddizione, vaccini bloccati, vaccini sbloccati, ecc.

Leggi anche – AstraZeneca: c’è lo scontro sulla Brexit dietro al caos?

Boris Johnson ha mostrato al mondo una cosa che molti vogliono far dimenticare: che uno può essere sovranista ed essere colto. Anzi, supercolto. Si è parlato dei suoi capelli, dei suoi atteggiamenti, delle sue donne. Ci si è dimenticati di parlare del fatto che ha studiato nel più prestigioso college inglese, Eton, che si è laureato in lettere classiche a Oxford, che ha studiato presso la scuola internazionale di Bruxelles (e si vede), che è uno storico di grande fama, autore di articoli e libri sull’Impero romano e su Churchill, che è intellettuale raffinato, appassionato di Pericle, ha scritto sul Times e sul Daily Mirror, è stato direttore del The Spectator, ha ricevuto premi internazionali. Non potendolo attaccare sul piano culturale e politico, su cosa puntano i suoi oppositori? Sul sesso e sull’alcool: invadono, spesso senza prove, la sfera privata perché non hanno altre carte da giocare.

Una lezione di sovranità

Boris Johnson ha dimostrato anche un’altra cosa. Che un sovranista non solo può essere colto, ma può anche essere un grande politico, cioè un politico che capisce e domina le dinamiche internazionali e che sa essere opportunista per la sua nazione. Quanti inutili e ipocriti discorsi quando Johnson ha citato una frase del film “Wall Street”, quanto perbenismo, quanto accuse ipocrite? Che cosa ha fatto Johnson? Ha fatto il premier, ha fatto il capo del governo, ha svolto il ruolo di leader, che gli elettori gli hanno affidato. E lo ha fatto adottando una mentalità e un’impostazione pragmatica, che gli ha consentito di vincere. Un’impostazione da negoziatore che manca ai politici di Bruxelles, a cui il concetto di realpolitik sembra essere ignoto.

E così Johnson – come Trump, ricordiamolo bene, al quale si deve in buona parte il successo nella campagna vaccinale (Biden sta raccogliendo i frutti) – incarna tre caratteristiche. E’ sovranista, nel senso che fa gli interessi della sua nazione: d’altronde, cosa dovrebbe fare il capo del governo di un Paese? Gli interessi del vicino? E’ colto (molto colto). E’ un politico pragmatico, freddo e preciso, abile (insomma, un politico vero). Ecco allora il risultato: Boris Johnson è la confutazione vivente dell’immagine stereotipata che la sinistra vuole vendere: se uno è sovranista allora è in automatico ignorante, cafone, ciarlatano e stupido. Insomma, per dirla con il linguaggio raffinato dei signori della sinistra (loro, che ne hanno così tanti di geni, di uomini illuminati), è impresentabile. Vadano da Johnson a imparare: forse sarebbe meglio per loro, e anche per l’Italia.

Edoardo Santelli

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta