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Roma, 10 apr — Altre sei Regioni dello Stivale abbandonano il rosso per diventare arancione, lasciandone solo 4 in zona rossa, soggette cioè a restrizioni più severe per contenere il diffondersi del coronavirus.

Lombardia e altre 5 passano da rosso ad arancione

La nuova cartina dell’Italia suddivisa a fasce di colore andrà in vigore dal 12 aprile. Rimangono nella fascia più alta di rischio e soggetta a maggiori restrizioni  la Campania, la Puglia e la Valle d’Aosta a cui si aggiunge la Sardegna, retrocessa in un mese da zona bianca a rossa. Tornano arancioni Lombardia, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana. La decisione dei cambi di colore, come di consueto è arrivata da Iss e ministero della Salute in seguito alla diffusione dei dati sul contagio in Italia. Il bollettino di ieri indicava 18.938 nuovi contagi e altri 718 morti. L’indice positività è al 5,2%. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 3.603 (-60 da ieri), 192 sono stati i nuovi ingressi.

Speranza abbatte tutte le speranze

Il ministro Speranza, come suo solito, prima apre un minuscolo spiraglio sull’eventualità di un futuro l’allentamento delle restrizioni: «Ci sono le condizioni perché, in un incrocio fra effetti delle misure messe in campo e accelerazione della campagna di vaccinazione, si possano creare le condizioni per un percorso che chiaramente sarà graduale». E poi cala la mazzata, precisando che «dovrà essere fatto con grande attenzione e cautela, compiendo scelte che ci possono mettere nelle condizioni di una ripartenza in sicurezza».

Insomma, gli italiani non si illudano: «tenuti miglioramenti» non significano «riaperture» o uscite dal rosso e dall’arancione. «Abbiamo un contesto ancora complicato in cui abbiamo oltre 3.600 posti letto occupati in terapia intensiva», è la lapidaria precisazione. «Fino a quando non avremo una tenuta molto larga dell’impatto delle vaccinazioni è chiaro che una parte delle misure restrittive bisognerà immaginare che continuino ad accompagnare questo periodo di transizione», ha aggiunto.

Cosa migliora

Sul fronte dei miglioramenti, cala l’indice di contagio Rt medio nazionale, pari a 0.92. La scorsa settimana era di 0.98, sempre secondo quanto riportato dall’Iss. Ma «otto Regioni e province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di uno: Basilicata, Campania, Liguria, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta. Tra queste, due Regioni (Sardegna e Valle d’Aosta) hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo 3». Si osserva quindi «una diminuzione del livello generale del rischio, con quattro Regioni, Liguria, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta, che hanno un livello di rischio alto» si sottolinea nel documento. Continua a calare l’incidenza del Covid in Italia: 185 nuovi casi ogni 100mila abitanti rispetto ai 232,7 della settimana precedente.

Critiche le terapie intensive

Per quanto riguarda la classificazione di rischio, rimane basso per «il Veneto e la provincia autonoma di Bolzano» e «moderato» per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Pa Trento, Sardegna, Sicilia, Umbria. Di queste, quattro sono classificate «ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane»: Lombardia, Pa Trento, Sardegna, Sicilia. Sul fronte ricoveri e terapie intensive, «rimane alto il numero di Regioni e province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e in aree mediche sopra la soglia critica, 15 Regioni contro le 14 della settimana precedente. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sopra la soglia critica (41%)».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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