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Roma, 1 ott – Vi ricordate quando nei mesi scorsi la stampa progressista di mezzo mondo raccontava di un Jair Bolsonaro vicino ad essere destituito da una rivolta popolare? Ecco, come al solito la realtà è cosa completamente diversa. Indubbiamente Bolsonaro ha attraversato dei momenti duri, con l’emergenza Covid che colpisce duramente il Brasile ed il protrarsi delle polemiche per la gestione degli incendi in Amazzonia. Più qualche gaffe qua e là, tipica del personaggio. Nonostante tutte le difficoltà del caso, che vedono il Brasile come uno dei paesi più colpiti al mondo dal coronavirus, la gestione dell’emergenza da parte del presidente brasiliano non viene bocciata totalmente dai suoi concittadini. Secondo un recente sondaggio pubblicato dall’istituto di ricerca Datafolha, il 47 per cento della popolazione non attribuisce al governo la responsabilità per il numero di morti nel paese.

Gli aiuti ai poveri

C’è da tener conto che il Brasile ha all’interno del suo territorio numerose aree, le cosiddette ‘favelas’, note per essere tra le più povere e densamente popolate del pianeta. Non certo una situazione facile da gestire per chiunque. Ma al di là dei numeri sanitari ad essere premiata è soprattutto la gestione economica della pandemia. Evitando un lockdown nazionale e dimostrandosi attento alle necessità di aziende e attività commerciali, il presidente brasiliano si è guadagnato il consenso del ceto produttivo. Allo stesso tempo viene dato un forte sostegno alle fasce più deboli della popolazione attraverso l’erogazione di un sussidio emergenziale pari a 600 real brasiliani al mese (circa 105 euro) per disoccupati e lavoratori sottopagati. Per capire bene l’entità della misura occorre considerare che in Brasile ci sono 13,5 milioni di persone che vivono in condizioni di assoluta povertà, con circa 1,60 euro al giorno, e altri 55 milioni che vivono comunque in stato di povertà non lieve.

Ad avere diritto ai sussidi è il 32% della popolazione e il costo dell’intervento pubblico è pari al 2% del Pil nazionale. Il programma di aiuti è partito a luglio con durata prevista di tre mesi ma è stato recentemente prolungato fino a dicembre. A beneficiarne sono prevalentemente gli abitanti della parte nord-est del paese, tradizionalmente la più ostile a Bolsonaro in quanto tradizionale feudo del Partito dei Lavoratori degli ex-presidenti di sinistra Lula e Rousseff, dove in poco tempo il grado di disapprovazione verso il presidente in carica è sceso dal 52% al 35%.

Cambio di strategia

E’ da registrare inoltre anche un cambio di strategia comunicativa da parte di Bolsonaro. Abituato a polemiche forti e un’immagine da duro, il presidente brasiliano ultimamente sta abbassando i toni della sua retorica, diminuendo gli attacchi verso le altre istituzioni e ricercando consenso attraverso tematiche emozionali. Proprio ieri Bolsonaro ha tenuto una conferenza stampa, con ospite a sorpresa il suo cane Nestor, durante la quale ha firmato ufficialmente una nuova legge che inasprisce le pene per il maltrattamento degli animali domestici.

Grazie a tutti questi fattori la popolarità del presidente è salita in quattro mesi dal 32% al 37%, il dato più alto dalla sua elezione nel 2019, mentre il tasso di disapprovazione è crollato dal 44% al 34%. Nel giudicare il dato occorre considerare che la popolarità dei politici presso la popolazione brasiliana è tendenzialmente molto bassa, soprattutto dopo il maxi-scandalo corruzione che ha visto andare in carcere l’ex-presidente socialista Luiz Inacio Lula. Secondo un sondaggio citato dalla rivista brasiliana Exame, se le elezioni presidenziali si tenessero oggi Jair Bolsonaro sarebbe rieletto.

Lorenzo Berti

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