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Bruxelles, 2 apr – “La Camera dei Comuni ha di nuovo votato contro tutte le opzioni. Una hard Brexit diventa quasi inevitabile. Mercoledì il Regno Unito avrà l’ultima possibilità di rompere lo stallo o di affrontare l’abisso”. Lo scrive su Twitter il coordinatore del Parlamento europeo sulla Brexit, Guy Verhofstadt, dopo la bocciatura da parte dei deputati britannici delle quattro alternative all’accordo con l’Unione europea del premier Theresa May.

Respinti tutti i piani B

L’emendamento presentato dal deputato Ken Clarke, che invitava il Regno Unito a negoziare un’unione doganale permanente con la Ue dopo la Brexit, è stato respinto per tre voti (favorevoli 273, contrari 276).
Un secondo, presentato dal deputato laburista Peter Kyle, secondo cui qualsiasi accordo di ritiro deve essere confermato con un referendum popolare, è stato respinto per 12 voti (favorevoli 280, contrari 292).
Un terzo, presentato da Johanna Cerry, che attribuiva poteri sovrani al Parlamento sul governo e chiede di cercare una ulteriore proroga dell’Articolo 50, è stato respinto per 101 voti (favorevoli 191, contrari 292).
Il quarto, presentato da Nick Boles, è stato respinto per 21 voti (favorevoli 261, contrari 282): proponeva la soluzione denominata Mercato comune 2.0 e chiedeva (oltre alla libera circolazione) il ritorno del Regno Unito nell’Efta (l’Accordo europeo di libero scambio fondato proprio da Londra nel 1960 prima dell’adesione alla Comunità europea nel 1973) e quindi la permanenza nel mercato unico Ue come tutti i membri (insieme a Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera) attraverso il trattato sullo Spazio economico europeo (accordi ad hoc con la Svizzera)

Verso l’uscita senza accordo

Ora la Gran Bretagna è nello stallo totale ad appena dieci giorni dalla possibile uscita senza alcun accordo (no deal) dalla Ue. La premier May ha convocato i suoi ministri a Downing Street per una riunione-maratona, in cui la leader dei Tory dovrà decidere se virare su una Brexit più morbida rispetto al suo piano, uscire senza alcun accordo o andare a nuove elezioni o a un secondo referendum.

I danni del no deal

Intanto i ministri si sono visti recapitare una lettera di Mark Sedwill, il Cabinet Secretary del governo, con lo scenario da incubo in caso di no deal. L’uscita senza un accordo con Bruxelles, secondo Sedwill, che è l’uomo ai vertici dell’amministrazione pubblica britannica, avrebbe conseguenze a vasto raggio in tutti i settori, dall’economia alla sicurezza: prezzi dei prodotti alimentari aumentati del 10%, polizia e forze di sicurezza in difficoltà, in tilt alcune aziende che commerciano con la Ue, governo pressato per salvare le imprese dal baratro, recessione e deprezzamento della sterlina peggio che nella crisi del 2008, sistema giudiziario messo sotto pressione.
Dal canto suo, la Ue ha preparato il conto per garantire al Regno Unito le coperture dei fondi europei in caso di uscita senza accordi: dieci miliardi di euro.

Adolfo Spezzaferro

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