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Londra, 19 dic – Giro di vite sugli ingressi degli stranieri in Gran Bretagna. Il governo di Londra ha pubblicato il Libro bianco sull’immigrazione, che delinea il regime che entrerà in vigore dopo la Brexit. Gli immigrati non saranno più selezionati in base alla provenienza, ma sulla base delle competenze lavorative. Eliminate anche le corsie preferenziali per i cittadini dell’Unione Europea: questi ultimi saranno obbligati a dimostrare il reddito annuo di 30mila sterline già richiesto per gli immigrati qualificati extra Ue. Inoltre sarà necessario un visto, che avrà la durata di un solo anno. Dopo di che si sarà costretti a tornare indietro.
“Sarà un sistema di immigrazione unico, basato sulle competenze, costruito attorno al talento e all’esperienza che le persone possono portare, piuttosto che da dove provengono, massimizzando i benefici dell’immigrazione e dimostrando che il Regno Unito è aperto alle imprese”, ha dichiarato il ministro dell’Interno britannico Sajid Javid nel presentare il nuovo piano per l’immigrazione nel dopo-Brexit. L’ambizioso obiettivo del governo inglese è quello di ridurre l’immigrazione a quota 100mila: ma molti conservatori pensano che questa sia una cifra irraggiungibile.
Secondo alcuni esponenti del governo, inoltre, una riduzione improvvisa degli immigrati dall’Unione Europea potrebbe minacciare gravemente l’economia in settori chiave. E infatti, a quanto pare, gran parte dei ministri vorrebbe abbassare il reddito di ingresso a 21mila sterline annue. L’idea non piace assolutamente a Theresa May, che da tempo vuole una stretta decisa sull’immigrazione. E Javid ha confermato quanto pensa la premier britannica: “Stiamo fornendo istruzioni chiare per avere il controllo sui nostri confini e introdurre un nuovo sistema che funzioni nell’interesse del popolo britannico”.
Mettiamo quindi una bella pietra tombale sugli iconici “lavapiatti italiani a Londra”: nei prossimi anni non se ne vedranno più tanto spesso nei ristoranti della City.
Cristina Gauri

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1 commento

  1. E tutti quelli che ci sono che fine fanno? Insomma, tutti gli immigrati dalla UE che hanno lavori precari in UK che fine fanno? Verranno regolarizzati tutti? E tutti gli immigrati extracomunitari invece che vivono in UK che hanno lavori precari o campano con sussidi pubblici che fine faranno? Verranno regolarizzati pure loro?
    Comunque, per l’Italia, per risolvere il problema come si deve, basterebbe adottare il modello australiano, e fare un grande piano di rientro dei cervelli italiani all’estero ma con questo governo anche solo adottare il modello australiano è Mission Impossible, nonostante tutti i proclami di Salvini in campagna elettorale sull’argomento e che quindi a questo punto ormai è chiaro sono stati solo proclami da bauscia.
    Cordiali saluti.
    TheThethSeeker

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