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orban_soros[1]Bruxelles, 18 lug – La strage di Nizza, il golpe by night in Turchia riapriranno il dibattito sull’immigrazione. Tanto si è parlato e si parlerà giustamente di questi fatti. Ma, rimanendo sull’argomento migranti, è bene fare un passo indietro per capire cosa ci siamo persi per strada.  Il tredici luglio scorso la Commissione Europea propone maggiori incentivi economici per gli Stati che si fanno carico dell’accoglienza dei richiedenti asilo dai paesi terzi. Bruxelles è pronta a giocare a rialzo. In soldoni, diecimila euro ad immigrato al posto degli attuali seimila. Un bonus di quattromila euro e passa la paura dello straniero. Così, finalmente, populisti e xenofobi rimarranno senza validi argomenti. Le parole del commissario all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, sono tutto un programma: “Non siamo qui per punire, ma per persuadere”. Come direbbe il padrino: “Una proposta che non si può rifiutare”. Tanto per rimanere in tema, pensate al povero Salvatore Buzzi. Meno male che con il carcere duro non può leggere i giornali. Sapere che le risorse rendono più di prima gli farebbe compiere gesti estremi.

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Il nostro Dimitris è un fiume in piena e, nell’annunciare questo progetto, afferma: “La proposta di oggi costituisce un enorme progresso del nostro impegno volto ad offrire vie legali di accesso sicuro in Ue perché coloro che ne hanno bisogno possano ricevere protezione”. Infine chiosa spiegando che “con l’istituzione di un quadro permanente e pratiche armonizzate possiamo garantire procedure più rapide, aumentando così progressivamente i nostri impegni comuni”. Insomma, con quattro mila euro in più Bruxelles convincerà tutti. Ma a rovinare la festa ci pensa un cocciuto magiaro: il premier ungherese Vicktor Orban. Già da qualche tempo in Ungheria è stato convocato per il due ottobre prossimo un referendum sul piano europeo di redistribuzione dei profughi nei paesi membri dell’Ue. Gli elettori dovranno rispondere a una domanda decisamente xenofoba: “Volete che l’Unione europea decreti una rilocalizzazione obbligatoria dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del parlamento ungherese?”.

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Da una parte, dunque, l’Europa dei ponti, dell’altra quella dei muri. La sfida si preannuncia interessante. In queste occasioni certo, non può mancare l’intervento disinteressato di qualche Ong. Il quattordici luglio scorso Il Piccolo di Trieste pubblicava alcuni stralci del report realizzato dalla Human Rights Watch (Hrw), autorevole organizzazione non governativa che si batte per la difesa dei diritti umani. Hrw ha reso pubblico un dettagliato rapporto, basato sulle testimonianze di decine di profughi, dedicato al trattamento riservato a chi cerca di entrare in Ungheria dalla Serbia. A quanto pare la polizia ungherese usa le maniere forti contro i profughi.

Caso vuole però che a finanziare questa associazione ci sia lo speculatore filantropo George Soros tramite la sua Open Society Foundations. Soros, speculatore per mestiere ed esportatore di diritti per passione, è un nemico acerrimo del premier magiaro. Come abbiamo visto, Soros quando non vuole attaccare direttamente Orban manda avanti i suoi prezzolati collaboratori. Ma il vecchio finanziare usa anche altre tecniche. Per esempio si fa dare una mano da qualche vecchio amico. Facciamo un esempio di cui in Italia si è parlato assai poco.  Maggio 2016, siamo a Paterson, nel New Jersey quando Bill Clinton, nel corso della campagna elettorale della moglie Hillary, ha affermato che Polonia e Ungheria non avrebbero intrapreso da sole la strada della democrazia se non fosse stato “per gli Stati Uniti e la vittoria della Guerra Fredda”. Clinton ha proseguito dichiarando che i due Paesi “hanno adesso deciso che questa democrazia crea troppi problemi” e sviluppato un autoritarismo solo perché l’influenza statunitense sulle politiche interne di queste nazioni è svanita in questi decenni. Orban ha colpito di fioretto: “La bocca è quella di Clinton, la voce è quella di George Soros”.  Un vero leader non ha bisogno di fare schiamazzi. Il suo popolo ungherese ha la memoria lunga. Quando nel 1956 i cittadini di Budapest scesero in piazza contro i carri armati sovietici, non ricevettero nessun aiutino da parte degli Yankees. Per i magiari l’influenza statunitense ha il volto del Fondo Monetario Internazionale che li aveva portati alla bancarotta nel 2008. Solo Orban nel 2013 chiuse gli uffici del Fmi dopo aver saldato i debiti.

Come si vede i fautori della grande sostituzione attaccano a testa bassa chiunque cerca di frapporsi al loro progetto. Ad Orban, in particolare, nessuno può perdonare di essere un capo di stato europeo amato dal suo popolo. Una nazione sovrana è un pessimo esempio. Rischia di trovare degli emuli. E torniamo, infine a Avramopoulos. Egli interpreta la parabola del buon Samaritano in maniera assai strana: ristora i bisognosi a spese degli europei più deboli che dovrebbe difendere. Più che il buon Samaritano ricorda Giuda e i suoi trenta denari.

Salvatore Recupero

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4 Commenti

  1. Vista la disastrata nazione da cui proviene mi ricorda di più Superciuk!!! Il supereroe del fumetto “il gruppo TNT” che rubava ai poveri per dare ai ricchi! Considerato anche dove finiscono questi fondi destinati ai profughi…

  2. Io vivo a Budapest e sono felice di stare in un paese con a capo del governo un uomo come Orban. Non deve essere una banda di burocrati teleguidati dagli USA a dirci cosa fare…La Clinton quella che disse di Geddafi ” siamo andati abbiamo visto e lo abbiamo ucciso”….e cosi per tutta la politica in medio oriente che ci ha portato a vivere nella paura e spinto milioni di persone (90% per ragioni economiche) ad invadere le nostre citta.

  3. a proposito di Soros: giusto ieri, sul Corriere della Sera, intervista a Soros che afferma che le protesta per i profughi sono poche perchè ora ne arrivano pochi, ma “quando ne arriveranno di più, le cose cambieranno”. E ancora: l’Europa deve difendere l’Ucraina, perchè DIFENDENDO L’UCRAINA DIFENDE SE’ STESSA”:
    Questo tizio ha giurato di distruffere la Russia e di americanizzare tutta l’Europa, possiile che a tutto l’establishment mediatico vada bene??

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