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frontalieriRoma, 26 set – La Svizzera italiana ha chiuso le porte ai frontalieri. Il referendum “Prima i nostri”, promosso dai nazionalisti Udc con l’appoggio della Lega dei Ticinesi, ha visto il Sì ottenere il 58% e il No fermarsi sotto il 40%. Il testo sottoposto agli elettori del cantone svizzero confinante con l’Italia, dove ogni giorno si recano a lavorare circa 62 mila frontalieri, chiede che sul “mercato del lavoro venga privilegiato, a pari qualifiche professionali, chi vive sul territorio”.



Secondo i dati forniti dall’Associazione Frontalieri Ticino tra questi 62 mila circa 25.000 sono lavoratori che vivono nel varesotto, 22.000 nel comasco, 5.000 tra il lecchese, la Valtellina, il Verbano e una parte residua proveniente dal centro Italia. Di per sé si tratta di una pessima notizia per tutti i cittadini italiani che ogni giorno varcano il confine per andare a lavoro nel Canton Ticino. D’altro canto però è un messaggio chiaro: anche in Svizzera le vacche grasse sono finite e la preferenza nazionale si sta affermando con decisione. Attenzione però a non confondere i piani, in questo caso non si tratta di un rifiuto specifico dell’immigrazione. I frontalieri non sono immigrati, sono lavoratori che vivono in Italia e oltrepassano la frontiera solo per svolgere un lavoro in uno Stato estero. Non è una differenza da poco, considerato che il referendum in questione intende tamponare il flusso di lavoratori dall’Italia e non genericamente quello degli immigrati.

Si possono di conseguenza fare valutazioni diverse, in primis il cambio di passo di una nazione senza sbocchi sul mare abituata da decenni a sfruttare manodopera a basso costo in gran parte europea. L’altro aspetto non trascurabile è il netto segnale che giunge a Renzi e al governo italiano: attuare pessime politiche economiche che spingono i lavoratori italiani ad emigrare, oltre ad essere eticamente vergognoso inizia ad essere pure inutile, visto che addirittura la Svizzera ha iniziato a chiudere i battenti. Il ministro degli Esteri Gentiloni ha specificato su Twitter che il referendum del Canton Ticino non ha ancora “effetti pratici”, specificando poi: “senza libera circolazione rapporti con Ue a rischio”. Fermo restando il dubbio che sul serio questa Ue sia in grado di rivedere i rapporti con il forziere svizzero, la riflessione che dovrebbe fare il governo italiano è ben altra: urge adottare misure per fermare l’emorragia di lavoratori italiani in cerca di un’occupazione remunerativa oltre confine. E l’unica soluzione efficace è iniziare a creare lavoro in Italia, altro che tweet stizziti del ministro degli Esteri.

Eugenio Palazzini



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1 commento

  1. Siete abbastanza intelligenti per capire che si tratta di pura ritorsione. Si tratta di sole 62mila persone non immigrate ma semplicemente transfrontaliere, educate, professionalmente preparate ed assolutamente innocue dal punto di vista socio economico, non vi era nessun motivo per ostacolarle se non punire l’Italia per la voluntary disclosure (e il conseguente drenaggio di capitali). I transfrontalieri non rubano il lavoro a nessuno e non causano nessun problema (tornano a casa loro finita la giornata lavorativa).

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