Roma, 7 set – Si chiama Abu Nassim ed è noto ai più con il nome di battaglia Moez al-Fezzani. Già arrestato nel 2016, è uno dei leader dell’Isis che sta tentando una nuova offensiva in Libia, da dove sembrava definitivamente sconfitto. E invece no, i jihadisti, come già hanno dimostrato di saper fare in Iraq e Afghanistan, sono scomparsi per un po’ nelle zone più desertiche, hanno congelato le attività terroristiche e di avanzata militare, si sono celati agli sguardi degli aerei e dei droni spia, e poi sono tornati alla carica. Una tattica studiata come detto già in altri contesti di guerra, a volte efficace, di sicuro sempre pericolosa.

Ma adesso, dopo la dura sconfitta di Sirte, chi comanda l’Isis in terra libica? Uno dei luogotenenti del forse defunto al-Baghdadi, è appunto al-Fezzani che ha assunto il nome di battaglia ispirandosi alla regione libica, il Fezzan, più instabile. Di origine tunisina ma nato a Tripoli, il già Abu Nassim era considerato uno dei più spavaldi reclutatori dell’Isis in Italia. Sbarcò a Genova nel 1988 e andò poi l’anno successivo a lavorare come bracciante nei campi di tabacco di Casal di Principe. Il contatto per iniziare il lavoro in questione lo aveva trovato alla stazione ferroviaria di Napoli, punto di incontro per gli immigrati ufficialmente in cerca di impiego. Dopo cinque mesi si spostò a Milano dove entrò in contatto con gli ambienti jihadisti locali per poi trasferirsi per un breve periodo dal fratello a Bolzano. In Alto Adige iniziò una fugace carriera da spacciatore: “Vendevo hashish, poi sono diventato un uomo pio”, racconterà Fezzani ai magistrati milanesi. Arrestato per la prima volta nel capoluogo lombardo con l’accusa di far parte di una cellula del “Gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento” che operava in diretto collegamento con un’analoga rete terroristica internazionale, rimase in carcere fino al 2012. Liberato, viene espulso dall’Italia poi perché considerato un ideologo dell’Isis.


Negli interrogatori davanti al giudice milanese Guido Salvini dichiarò di essere diventato uno dei colonnelli dello Stato islamico in Italia. In pratica, l’attuale capo dell’Isis in Libia, o almeno uno dei leader, si è radicalizzato in Italia, ha iniziato a reclutare jihadisti in Italia, è stato arrestato in Italia ma poi è stato semplicemente espulso dall’Italia. Nonostante che le autorità sapessero benissimo, anche per ammissione stessa di Fezzani, di avere di fronte un pericoloso terrorista, un vero e proprio ideologo che presto sarebbe diventato il ricercato numero uno a pochi chilometri dalle nostre coste.

Eugenio Palazzini

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