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Roma, 22 dic – Più dell’81 % dei catalani chiamati al voto si sono recati ai seggi in una giornata elettorale atipica, convocata direttamente dal governo del premier Mariano Rajoy il passato 27 ottobre, a seguito della cessazione del governo catalano che aveva dichiarato l’indipendenza della regione spagnola. Il dato di partecipazione più alto mai registrato in Catalogna prova l’importanza dell’appuntamento tenutosi ieri, anche se i risultati dello scrutinio non serviranno a cambiare il delicato equilibrio parlamentare. Ciudadanos è la forza più votata con 37 seggi, compiendo qualcosa di epocale nella politica catalana che però non servirà a molto visto che la somma del cosiddetto blocco costituzionalista non riesce ad arrivare alla maggioranza dei 135 seggi del Parlamento.



Il Partido Socialista ha ottenuto 17 seggi, diventando la quarta forza politica. Rispetto al partito del governo centrale che ha stoppato l’autonomia catalana, il Partido Popular, soltanto tre deputati si sederanno nel Parlament in questa legislatura, prova della disconnessione della società catalana con il PP e della tendenza al voto utile che in questo caso ha notevolmente favorito Ciudadanos. In tutto, i costituzionalisti salgono di 5 seggi rispetto alle scorse elezioni di 2015, ma il totale di 57 seggi comunque non basterà. Otto sono i seggi per Catalunya En Común-Podem, sezione catalana di Podemos, che ha tentato di mantenersi equidistante respingendo le tesi separatiste e la dichiarazione unilaterale di indipendenza, ma opponendosi pure all’intervento di Rajoy sull’autonomia catalana.

Nel fronte separatista, il partito dell’ex Presidente ha preso 34 seggi. Il suo leader Carles Puigdemont, è fuggito a Bruxelles dopo la dichiarazione di indipendenza e presumibilmente sarà arrestato appena metta piede in territorio spagnolo. Lo segue ERC (Sinistra Repubblicana di Catalogna), con 32 eletti, anche se sarà pure difficile per il suo capolista, Oriol Junqueras, accettare il mandato parlamentare, visto che è in prigione dallo scorso 2 novembre. Il terzo attore in questa linea è la CUP, candidatura di estrema sinistra che finora aveva condizionato la radicalità del discorso indipendentista, ma dopo questa giornata terrà soltanto 4 seggi dei 10 che ottenne nello scorso appuntamento elettorale.

Un probabile accordo degli indipendentisti servirá a raggiungere la maggioranza assoluta del Parlamento, con 70 seggi. Così, rispetto alle scorse elezione di 2015, i partiti separatisti hanno ottenuto meno voti (47,74% in 2015, 47,49% nel 2017) e meno seggi (72 seggi in 2015, 70 seggi nel 2017), ma è ancora possibile un accordo indipendentista per mantenere la maggioranza assoluta in Parlamento. Non sarà facile comunque rifare un fronte comune dopo il logorio di una campagna elettorale molto aggressiva. Inoltre, tra i deputati indipendentisti, 18 eletti sono attualmente indagati, 3 si trovano in carcere e altri 5 sono fuggiti in Belgio, essendo ancora dubbio il modo in cui potranno partecipare nella vita parlamentare. Dopo gli eventi degli ultimi messi, il nuovo Parlamento dovrà affrontare una situazione economica delicata e governare una società ogni giorno più frazionata – e forse un po’ annoiata di un dibattito politico diventato ormai monotematico. Tuttavia, continuerà sicuramente un nuovo atto della sceneggiata indipendentista, i cui esponenti sono ancora impegnati a portare avanti il procès, malgrado il calo modesto ma costante degli appoggi e la palese difficoltà delle sue forze per garantire a Catalogna la governabilità mancata.

Laura Portolés

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