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New York, 22 dic – È una sconfitta senza precedenti quella degli Stati Uniti, e di Israele, all’Onu. Anche se sarebbe meglio dire che la sconfitta è di Donald Trump e Benjamin Netanyahu e della loro arroganza. Perché nonostante l’ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, e quindi Trump, abbiamo minacciato si segnarsi i nomi di chi votava contro di loro, la mozione, presentata da Yemen e Turchia, che chiede di fare un passo indietro sulla questione di Gerusalemme capitale di Israele è passata con 128 voti favorevoli, 9 contrari e 35 astenuti. Anche l’Italia ha votato contro gli Usa. Israele ha definito il voto come “spazzatura”.

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Tra i tanti Paesi che si sono astenuti, e che quindi non hanno voluto esporsi, ci sono gli Stati Africani. Tutti Paesi dove il premier dello stato ebraico Benjamin Netanyahu da tempo ha in corso una serie di incontri. L’Africa è una stampella importante per Israele, sia per via degli affari sia per via del peso che numerico che ha all’Onu.

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Tra gli stati che si sono astenuti, forse per non turbare Israele, c’è il Rwanda. Il Paese africano non è uno stato come tutti gli altri. Perché già da anni il governo dello stato africano sta portando avanti una serie di trattative e colloqui con Israele per dare asilo a 30mila immigrati richiedenti asilo che Tel Aviv non vuole tenersi. Si tratta per lo più di eritrei e sudanesi, che lo stato ebraico è pronto a espellere dopo aver deciso di chiudere il centro di detenzione di Holot, nel deserto del Negev considerato un fallimento, e a cui bisogna trovare un posto dove andare.

Ebbene, in seguito a un accordo segreto tra i due governi, i richiedenti asilo andranno in Rwanda, che incasserà da Israele 5.000 dollari per ogni rifugiato accolto. Un bottino non di poco conto per il Paese africano, che si dubita utilizzi i soldi per l’accoglienza dei rifugiati. I rifugiati in Rwanda potranno lavorare, ma il tasso di disoccupazione nel Paese si aggira sul 40%, e la densità di popolazione è altissima. Lo spazio scarseggia e la memoria del genocidio del 1994 è ancora viva. Tutti elementi che concorrono a far rivivere i fantasmi del passato.    

Il governo Netanyahu al riguardo ha sempre parlato di rimpatri volontari, ma c’è chi parla di deportazione, tanto che una serie di Organizzazioni che tutelano i diritti umani ha presentato denuncia contro il Governo israeliano con l’obiettivo di bloccare le deportazioni di rifugiati in palese violazione delle leggi internazionali. I primi diecimila, però, dovrebbero partire a giorni.

Anna Pedri    

 

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2 Commenti

  1. ….”emigrazione” in Rwanda dentro vagoni piombati..tanto per rimanere in ”tema”…E l’Italia sta sulla lavagna, dalla parte dei”cattivi”..

  2. Anche Ungheria e Polonia si sono astenuti. Mi sembra più grave che il Rwanda. Parlare di identità sarà impossibile finché in Europa non si avrà il coraggio di mettere in discussione la Nato

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