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Roma, 26 set – Un grande orologio al centro di una piazza che segna il tempo che resta all’umanità prima dell’inizio della fine. Sembra l’incipit di un romanzo distopico degno del miglior Orwell, invece è pura realtà. Lo scorso 19 settembre è stato infatti inaugurato il “Climate Clock” presso Union Square, sita nell’isola newyorchese di Manhattan, un orologio digitale formato countdown che segna il tempo rimasto all’uomo prima che i cambiamenti climatici, dovuti al riscaldamento globale, abbiano effetti irreversibili.

Un orologio all’insegna del catastrofismo

L’inquietante progetto è stato realizzato dagli artisti Gan Golan e Andrew Boyd in occasione della Climate Week, perciò sarà visibile solo fino a domani. All’attivazione, avvenuta alle 15.20, l’orologio ha segnato 7:103:15:40:07 – ovvero 7 anni e 103 giorni. Il dispositivo quindi fissa come data del punto di non ritorno il primo gennaio 2028.

Questa scadenza è il risutato di studi scientifici che illustrano il tempo che rimane all’uomo- in ossequio agli accordi di Parigi del 2015– per poter  contenere la temperatura media globale sotto la soglia di 2 °C oltre i livelli preindustriali, e di limitare tale incremento a 1.5 °C, riducendo le emissioni di CO2.

“Questo è solo l’ inizio della prossima fase. Abbiamo bisogno di questi orologi in ogni piazza di ogni città, nelle nostre scuole e nelle nostre case, in modo da poter “sicronizzare tutti i nostri orologi” e chiarire la nostra timeline condivisa” ha scritto Gan Golan in un post su Facebook.

Climate Clock: il solito terrorismo ambientalista

Quest’opera si inserisce a pieno titolo nel solco della propaganda ambientalista catastrofista, promossa dal movimento Friday For Future, guidato dall’ormai celebre attivista diciassettenne Greta Thunberg, che riduce il dibattito sui cambiamenti climatici contemporanei ad una serie di profezie- spesso discordanti tra loro- apocalittiche, senza tenere conto di importanti studi di scienziati di fama internazionale “dissidenti” da questa narrazione, tacciati di negazionismo dal mainstream.

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Non è un caso che il Climate Clock sia stato esposto a New York a meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, data l’uscita dagli accordi di Parigi degli Stati Uniti, notificata lo scorso novembre da parte dell’amministrazione Trump. Non è un caso perché basta dare uno sguardo al profilo Facebook di Golan, pieno di post a sostegno di Black Lives Matter e contro la costruzione del muro tra Usa e Messico, per notare che non è sicuramente un sostenitore del Tycoon, per usare un eufemismo.

Riccardo Natale

1 commento

  1. Signori,
    Vi presento la fine del mondo.
    No, un momento.
    Chi ha fatto questi calcoli non ha tenuto conto del covid-19 ed ha sbagliato di grosso.

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