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Parigi, 14 mag – Un ceceno naturalizzato francese nel 2010. Un nuovo francese, si direbbe. Per di più già sotto sorveglianza da parte dei servizi segreti. Ecco il ritratto dell’attentatore di Parigi, che venerdì sera ha accoltellato cinque passanti in pieno centro, ammazzandone uno. L’intelligence temeva potesse radicalizzarsi e, sebbene non avesse precedenti penali, lo teneva d’occhio.
Khamzat Azimov, questo il nome del ceceno, era un soggetto pericoloso perché in contatto col marito di una donna partita per la Siria. Oltre alla schedatura “S”, che indica le persone considerate potenzialmente pericolose per la sicurezza dello stato, non solo i terroristi, il nome si Azimov però rientrava anche nel registro di quei 20mila individui radicalizzati “potenzialmente violenti”.  Insomma, un personaggio da cui ci si aspettava che potesse colpire da un momento all’altro. Non a caso Azimov in un post su un sito filo Isis aveva preannunciato l’attacco già da tempo, “Sarò un martire”, aveva scritto commentando la morte di un mujaiddhin.
Lo tenevano d’occhio, ma evidentemente non abbastanza, dato che il 21enne ceceno è riuscito a portare a termine il suo piano criminale al grido di “Allah Akbar!”, che l’Isis ha rivendicato plaudendo al suo guerrigliero. Non era un lupo solitario, ma un vero e proprio jihadista del Califfato, dato che l’Isis ha divulgato attraverso i suoi canali il video-testamento che Azimov aveva registrato prima di entrare in azione a Parigi.
Un video che dura poco più di due minuti, pubblicato dall’agenzia jihadista Amaq, dove il 21enne giura fedeltà allo Stato Islamico e tra le altre cose spiega che la sua azione “è il risultato dell’aggressione dell’Occidente all’Isis”.
L’accoltellamento di venerdì sera ha fatto finire nel mirino delle polemiche i servizi di intelligence francesi, ritenuti non sufficientemente pronti a fronteggiare la minaccia terroristica. Per capirne di più, i genitori del terrorista sono stati messi in stato di fermo e interrogati, mentre un amico di Azimov è stato arrestato nel pomeriggio di ieri a Strasburgo.
Inevitabilmente, però, la polemica sull’inefficienza dei servizi si sposta sul piano politico. Il presidente francese Emmanuel Macron ha scritto in un tweet: “La Francia paga ancora una volta il prezzo del sangue ma non cede un millimetro ai nemici della libertà”, aggiungendo un pensiero per le vittime i feriti, i loro cari e un saluto a nome di tutti i francesi al coraggio dei poliziotti che hanno neutralizzato il terrorista.
Tuttavia il tweed di Macron non è bastato a sedare le polemiche, poiché è stato proprio lui a revocare lo Stato di emergenza in vigore dopo gli attentati al Bataclan, sostituendolo con provvedimenti che agli occhi di altri leader e dei francesi stessi paiono insufficienti.
Anna Pedri
 
 



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