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Parigi, 17 dic – Colpo di scena nel processo contro gli attentatori islamici alla sbarra per aver compartecipato alla strage di Charlie Hebdo. La Corte d’assise di Parigi non ha infatti riconosciuto come terroristi sei degli undici accusati.



Lo ha riportato ieri Ansa nel comunicare l’esito del maxiprocesso ai complici dei tre killer islamisti che, nel gennaio 2015, uccisero dodici persone nella redazione di Charlie Hebdo e nell’adiacente supermercato Hyper Cacher.

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Per la Corte d’appello di Parigi i fiancheggiatori di Charlie Hebdo non sono terroristi

Pene fra i 5 e i 10 anni di carcere nei confronti dei 4 imputati legati “solo” alla logistica e alla fornitura di armi. Sono ritenuti colpevoli solamente di associazione per delinquere: parliamo di Metin Karasular, Michel Catino, Abdelaziz Abbad e Miguel Martinez. Per la stessa motivazione otto anni vanno a Said Makhlouf e Mohamed Fares, per la stessa accusa. Una sentenza paradossale posto che molto spesso in ambito terroristico i fiancheggiatori e fornitori degli elementi logistici e di organizzazione sono le figure più rilevanti nella realizzazione pratica di un attentato.

Charlie Hebdo ripubblica le vignette 

La vigilia del processo, che si era aperto il 2 settembre, era arrivata nel caos più totale dopo che la redazione di Charlie Hebdo aveva ripubblicato, per l’occasione, le caricature di Maometto all’origine dell’attentato terroristico compiuto dai fratelli Kouachi. L’aver diffuso nuovamente le vignette incriminate è stata causa di successivi attentati, a partire dall’azione terroristica di un giovane pachistano all’interno degli stessi uffici teatro della strage del 2015. L’attentatore, non essendo però al corrente del fatto che la redazione del giornale satirico è stata negli ultimi anni spostata in un luogo segreto e sorvegliato, aveva finito per ferire gravemente due dipendenti di un’agenzia con sede nel medesimo condominio.  

Gli ergastoli per Charlie Hebdo

Ergastolo Mohamed Belhoucine, mentore e ispiratore di Amédy Coulibaly, il terrorista del supermercato di prodotti kosher. Assente in aula, è latitante e dato per morto in Siria. La Corte gli ha pienamente riconosciuto la “complicità in attentati terroristici”, Introvabile anche Hayat Boumeddiene, la partner di Coulibaly, suo braccio destro nell’organizzazione dell’attentato e che cercò rifugio in Siria poco prima della strage. Per lei il tribunale ha stabilito 30 anni di reclusione, così come al franco-turco Ali Riza Polat, l’accusato numero uno per «complicità» con i terroristi. Il legale di Polat ha annunciato ricorso in appello.

Ad altri tre imputati, tutti vicini al killer dell’Hyper Cacher, va l’associazione per delinquere di stampo terroristico per la strage di Charlie Hebdo: “Non potevano ignorare la natura del progetto” di Coulibaly. Sono Amar Ramdani, 20 anni di carcere, due terzi della pena in massima sicurezza, Nezar Mickael Pastor Alwatik, ex compagno di cella di Coulibaly, 18 anni, e Willy Prevost, 13 anni.

Cristina Gauri 

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