Roma, 12 mag – Chi ha ucciso Shireen Abu Aqleh, 51enne giornalista di Al Jazeera, veterana dell’informazione in Palestina? Quel che è certo è che la reporter è stata colpita da spari alla testa in un vicolo nei pressi del campo profughi di Jenin, in Cisgiordania, e che indossava il classico giubbotto anti proiettile con la scritta Press. Per i palestinesi e per l’emittente qatariota per la quale lavorava Abu Aqleh, non ci sono dubbi: a sparare sono stati i soldati israeliani. Viceversa il governo di Tel Aviv ha inizialmente ventilato la “possibilità” che Shireen Abu Aqleh e il collega ferito “siano stati colpiti da palestinesi armati”, annunciando un’indagine su quanto accaduto. Dunque chi ha ucciso la giornalista di Al Jazeera?

Chi ha ucciso la giornalista di Al Jazeera? Indagini “indipendenti” e scambio di accuse

Il problema di fondo è che il classico scambio di accuse non contribuisce a chiarire la vicenda e un’indagine realmente indipendente molto probabilmente non ci sarà, a causa della reciproca mancanza di fiducia tra le parti in causa. Qualcosa però emerge anche dalle prime ricostruzioni della radio militare israeliana, secondo cui i tiratori scelti di Tel Aviv “non avevano
una linea di fuoco con la giornalista”, ma lo stesso esercito resta interessato a verificare il proiettile estratto dal corpo della reporter, perché potrebbe essere compatibile “sia con i fucili M16 impiegati dai soldati di Israele sia con i Kalashnikov dei miliziani palestinesi”. Dunque, al di là delle dichiarazioni ufficiali del governo di Tel Aviv, a ben vedere Israele non è in grado di escludere nulla.

Intanto l’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha respinto la richiesta di Israele di una “indagine congiunta” sulla uccisione di Abu Akleh. Il ministro degli Affari Civili, Hussein al-Sheikh, ha fatto sapere che l’Anp svolgerà la sua indagine “in maniera indipendente” e che i risultati verranno resi noti “in piena trasparenza”. In sostanza i palestinesi non consegneranno agli israeliani il proiettile estratto dal corpo della giornalista durante l’autopsia effettuata ieri all’Istituto di medicina legale Al Najah di Nablus. Non si fidano di Tel Aviv, appunto.

Resta allora l’episodio gravissimo, ovvero l’uccisione a sangue freddo di una giornalista che stava svolgendo il proprio lavoro e che indossava regolarmente un giubbotto con ben in vista la scritta Press. E restano i dati drammatici, riportati da Amnesty International, relativi alle “uccisioni illegali, ai ferimenti gravi e alle punizioni collettive nei confronti dei palestinesi, molti dei quali minorenni”.

Dati Onu: “Soltanto ad aprile uccisi 22 palestinesi”

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari e gli stessi dati di Amnesty International, “dal 21 giugno 2021 all’11 maggio 2022 le forze israeliane hanno ucciso almeno 79 palestinesi, tra i quali 14 minorenni, nei Territori palestinesi occupati. Solo nel marzo 2022, le forze israeliane hanno ucciso 12 palestinesi, tra i quali tre minorenni. Un altro palestinese è stato ucciso da un colono israeliano”. Soltanto nel mese di aprile 2022 “le forze israeliane hanno ucciso almeno 22 palestinesi, tra i quali tre minorenni”. Mentre “in diversi attacchi da parte di uomini armati palestinesi all’interno di Israele, dal 22 marzo 2022 sono stati uccisi 18 israeliani”.

Eugenio Palazzini

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