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Chiamano un trans per parlare di violenza sulle donne: Canada alla frutta

by Cristina Gauri
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trans università

Roma, 8 dic — In Canada (e non solo) il «patriarcato» annichilito dal femminismo sta avendo il suo riscatto con l’invasione dei trans nelle questioni e negli spazi femminili: il maschio cis-etero che le femministe avevano cacciato dal portone principale, rientra dalla finestra con le sembianze transgender. Accade così che un college canadese ha invitato Fae Johnstone, un uomo auto-identificato come donna, a parlare di violenza contro le donne in occasione del 33° anniversario di un massacro in cui persero la vita 14 studentesse.

Chiamano un trans per parlare di violenza sulle donne

Johnstone, che si descrive come trans femminile e non binario, ha così tenuto un discorso di apertura al Durham College di North Oshawa, Ontario, in occasione della cerimonia della Giornata nazionale contro la violenza sulla donna, in qualità di direttore esecutivo di Wisdom2Action, una società di consulenza e attivismo Lgbt. Nella sua bio è descritto come «oratore pubblico, consulente, educatore e organizzatore di comunità».

Il massacro dell’École Polytechnique

La Giornata è stata istituita dal Parlamento canadese nel 1991 per onorare le vite spezzate  dal massacro dell’École Polytechnique, avvenuto il 6 dicembre 1989 a Montreal, in Quebec per mano dell’antifemminista Marc Lépine. Prima di aprire il fuoco contro tutte le donne in una classe di ingegneria meccanica, il killer aveva ordinato agli studenti maschi di lasciare l’aula. «Siete donne, diventerete ingegneri. Siete tutti un branco di femministe. Odio le femministe», queste le parole pronunciate da Lépine prima di massacrare le 14 ragazze, ferire altre 10 persone e togliersi la vita.

C’è chi si oppone 

La presenza di un uomo affetto da disforia di genere e travestito da donna sul palco di una commemorazione per una strage di studentesse non è passata nel silenzio: in Canada, così come in Gran Bretagna, si sta facendo via via più consistente la reazione delle attiviste per i diritti delle donne (donne biologiche, chiamate spregiativamente Terf) all’invasione dei trans negli spazi femminili e alle pericolose derive dell’auto-identificazione di genere.

Nessuno spazio per le donne 

Sicché, finita la sua lezioncina sulla «violenza di genere», Johnstone si è dovuto confrontare con l’attivista Jennifer Anne, che gli ha domandato a bruciapelo: «Oggi è il giorno in cui celebriamo 14 ragazze massacrate da un uomo semplicemente perché donne. È violenza basata sul sesso, non violenza di genere. Sono una donna», spiega elencando esempi in cui l’autoidentificazione porta alla vittimizzazione delle donne: carceri, rifugi per donne in difficoltà, bagni genderless resi pericolosi da predatori sessuali mascherati da sedicenti «trans».

Anche stavolta vincono i trans

«Mi chiedo perché, in questo giorno, dobbiamo ascoltare un uomo vestito con abiti femminili per parlarci della violenza basata sul sesso?» L’illuminante risposta di Johnstone: «Grazie. Prossima domanda!». «Veramente? Quindi non hai intenzione di rispondere perché sai che ho ragione?», ha ribattuto la Anne, che ha caricato le registrazioni sul suo account Twitter. L’intervento dell’attivista è finito con il suo allontanamento forzato. Una donna silenziata e cacciata da un trans per aver detto la verità: risposta che vale più di mille parole.

Cristina Gauri

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