Roma, 9 mar – Laboratori bio-militari americani in Ucraina? La Cina chiede agli Stati Uniti di consentire “verifiche multilaterali” e sostiene al contempo che la Casa Bianca dovrebbe fornire notizie complete su queste particolarissime strutture. Secondo Pechino in Ucraina vi sarebbero addirittura 26 laboratori biologici che “recentemente hanno attratto molta attenzione”. Al riguardo, non a caso, sui social circola di tutto e il rischio fake è sempre dietro l’angolo. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, afferma in ogni caso che “secondo le notizie (diffuse anche sui canali russi, ndr), in queste strutture è stoccata una grande quantità di virus pericolosi”.

La Cina accusa: “In Ucraina laboratori biologici Usa per esperimenti militari”

Non solo, sempre secondo Lijian “la Russia ha verificato, durante la sua operazione militare, che gli Usa usano queste strutture per condurre progetti militari”.

Durante il quotidiano briefing a Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha detto che in base a dati forniti dagli stessi Stati Uniti, gli americani oltre ai 26 laboratori in Ucraina hanno “336 laboratori in 30 paesi sotto il loro controllo”. E in queste strutture “hanno condotto molte attività biologiche militari”. Di conseguenza, ha proseguito Lijian, “ancora una volta chiediamo agli Usa di dare un pieno rapporto delle loro attività bio-militari negli Stati Uniti e all’estero, nonché di accettare una verifica multilaterale”.

La versione americana

Inutile dire che le affermazioni cinesi sono pesanti e controverse. Quel che è certo è che la partnership tra il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e il ministero della Salute ucraino rientra nel Cooperative Threat Reduction Program, iniziato nel 1991 con l’obiettivo ufficiale di ridurre la minaccia delle armi di distruzione di massa dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Andy Weber, membro del consiglio di amministrazione dell’Arms Control Association ed ex assistente segretario Usa per i programmi di difesa nucleare, chimica e biologica, sostiene che questa partnership non significa che vi siano laboratori gestiti dall’esercito statunitense in Ucraina. Secondo Filippa Lentzos, ricercatrice di armi biologiche e membro della facoltà del King’s College di Londra, i laboratori in questione in ogni caso non verrebbero utilizzati per sviluppare armi biologiche ma per la prevenzione di focolai di malattie. Sta di fatto che fronte “guerra batteriologica” le accuse reciproche sono destinate a durare ancora a lungo e non si limitano al conflitto in Ucraina.

Alessandro Della Guglia

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